Friday, December 29, 2006

Innocenza

Che bello essere bambini, dici le cose come ti vengono in mente, senza malizia e senza nascondere nulla... perché non hai nulla da nascondere quando sei piccolo...
Ed agisci senza pensare, perché non ci sono azioni su cui devi riflettere...
E a tutti vien da ridere quando un bimbo agisce o parla, perché lo fa spontaneamente!

Ma quando diventi grande non funziona più così... vorresti agire e parlare istintivamente, ma non puoi... e forse non riesci neanche, perché hai paura di quello che accadrà dopo... rifletti troppo prima di aprir bocca o di muovere una mano e finisce che il tempo giusto per fare le cose vola via prima che tu abbia terminato di riflettere e le cose non si ripetono più. Oppure quella volta nella tua vita decidi di agire con spontaneità, e lasciarti prendere dall'istinto... ma subito dopo te ne penti, perché non sei un bambino e la gente non sorride più alla tua naturalezza!

Vorrei essere bambina nell'anima ed adulta nel corpo, agirei e parlerei spontaneamente senza provare rimpianti e sensi di colpa!

Wednesday, December 27, 2006

Propositi

Dunque, quest'anno sta finendo e come in tutti gli anni, in questo periodo, si comincia a fare una lista di buoni propositi per l'anno che sta per iniziare... e per questa volta li voglio fare anche io!

Bene, io ne ho solo tre... per il nuovo anno mi propongo di:

  1. finire una vita ed iniziarne un'altra
    (ne ho nove, come i gatti!);
  2. guardare avanti e smetterla di sbirciare alle spalle
    (che sarebbe ora!);
  3. vedere un nuovo pezzo di mondo a modo mio
    (rigorosamente SOLA!).
...

Mi sa che non sono buoni propositi questi, ma solo progetti...

Bah, qualunque cosa siano funzionano comunque, l'importante è prefiggersi di rispettarli!

Monday, December 25, 2006

Ways to home

Millions they are, just one is what I'm after
Hundreds their directions, just one of them I'd like to take
Hope to find it one day
... somehow, somewhere...

Thursday, December 21, 2006

Un urlo nel quartiere

Era ancora ferma lì, in piedi, con il braccio destro teso e la pistola in mano, puntata ancora contro la testa dell’uomo. Maledetto, se l’era proprio meritato! Il suo respiro era fermo, calmo, aveva agito razionalmente, niente panico, niente affanni… era tanto che voleva farlo! I suoi capelli, neri come la pece, le cadevano sul viso e nascondevano parte della sua fisionomia.

Pulì bene la pistola e la lanciò sul corpo dell’uomo riverso a terra, nessuno sarebbe mai arrivato a lei… non aveva mai avuto alcun contatto con quel verme, non sapeva nemmeno come si chiamasse, era incensurata, anche se avesse lasciato delle impronte in giro, non l’avrebbero trovata…

Si guardò in giro… nessuno! Indossò cappotto e guanti, le uniche cose non sporche di sangue, e si allontanò… l’unico rumore fu il ticchettio dei suoi tacchi nella stradina appena illuminata dai primi raggi del sole.

Era l’alba e la città non si era ancora svegliata… salì in macchina e guidò fino a casa. Era tranquilla e felice, come se avesse fatto qualcosa che desiderava da tanto. Camminando a passo lento, giunse fino alla porta d’ingresso, infilò la chiave e l’aprì. Viveva in un appartamento di sole tre stanze con un bel gatto bianco, Miss Evie, che, nel sentirla rientrare, le corse incontro in cerca di coccole. Salutò Miss Evie, lasciò le sue cose sul divano e si diresse verso il bagno, pronta a fare una lunga doccia. Mentre l’acqua calda picchiava sul suo viso e riscaldava il suo corpo intorpidito dal freddo, decise che sarebbe dovuta andare via, non sapeva dove, ma da qualche parte sarebbe andata.

Uscì dalla doccia, si vestì accuratamente, prese una valigia e la riempì. Miss Evie la osservava, quasi incredula. La ragazza prese tutto il necessario, almeno tutto quello che credette indispensabile per lei. Salì sulla sua auto, con le sue valigie piene e Miss Evie sul posto accanto a lei e si diresse verso la banca, chiuse il suo conto e ritirò tutti i contanti. Partì. Il sole batteva sul cofano della macchina, la musica la rasserenava, Miss Evie era sdraiata e faceva le fusa socchiudendo gli occhi, godendosi il caldo del sole. Partì. Non salutò nessuno, a parte il padrone di casa, da cui passò a lasciare i soldi dell’affitto, disdicendo il contratto. Partì senza sapere dove andare, se ne andò.

Nello stesso istante, un bambino entrò in una strada senza uscita, cercava il suo pallone giallo, con cui stava giocando con i suoi amici. Lo trovò in un angolo, ma era sporco… di sangue… si voltò e lo vide… un uomo riverso a terra, coperto di sangue con un buco in testa, immerso in una pozza di colore rosso vivido.

Si sentì un urlo stridulo, sembrò che la vita si fermasse, solo quell’urlo in tutto il quartiere…

Sorridi...

Sdraiata su del morbido velluto blu, con le braccia e le gambe aperte, con la testa sprofondata in batuffoli di cotone, respiro il profumo dell'aria...

Sono serena e non so come mai!

Wednesday, December 20, 2006

Ritornare

Come quel dolce profumo, che da tanto non avvertivi più e che tante cose ti riporta alla mente,
o come un conato di vomito, che ti fa bruciare lo stomaco e ti lascia un sapore acido in bocca?

Ci sono delle cose che, nel tempo, ritornano...

Tutto sta nel capire come ci si sente quando questo accade.

Pettegolezzo

Questa città è piccola, tutti sanno tutto di tutti… lo sto scoprendo solo ora! Ed in un secondo ti trovi a sentire storie a cui non riesci a credere… beh, in fin dei conti se ci pensi bene, poi ci potresti anche credere… ma non è questo il punto!

Il punto è che questa città è piccola… quasi più piccola del paese in cui ho vissuto per 18 anni della mia vita… almeno lì non c’è nulla da fare, c’è un solo baretto che chiude alle 11 di sera, in quelle serate di follia intensa, o addirittura a mezzanotte durante la festa di paese, quindi la gente, per divertirsi, racconta le vicende di paese… che a volte diventano intriganti, coinvolgono persone dei paesi vicini… ci si appassiona… la storia ha sempre un seguito…

Ma questa è una città, fa provincia, un’estesa provincia… eppure mi ricorda il mio paesino remoto della valle caudina… e poi qui le storie non sono avvincenti, solo scandalose e basta… non ci si appassiona, finiscono con l’inciucio…

Eeehh, mi sa proprio che dovrò insegnare a questi cittadini come funziona il vero pettegolezzo…

Monday, December 18, 2006

Pensaci!...

Capitano quei giorni in cui non hai voglia di fare niente, altri in cui non fai niente, altri ancora in cui non hai voglia di vedere nessuno, poi ci sono quelli in cui resteresti a casa, e quelli ancora che tratteresti male tutto e tutti...

Quei giorni capitano... ma quando finiscono?

Esprimiti!...

Uhm...
Bah...
Uhmpf...
Snort...
Beh... ehm... naaaa!
Uhm...

MAH!

Friday, December 15, 2006

Il mistero del sacco nero

Vivo in un bilocale, in una palazzina di soli tre appartamenti: in uno abito io con una ragazza, in un altro c’è un ragazzo trentenne e nel terzo due ragazze siciliane, anche loro sui trent’anni. Insomma, una casetta carina ed una palazzina giovanile, ed anche se non abbiamo mai stretto forti legami di amicizia con i nostri vicini, la convivenza procedeva tranquilla… finché… non accadde qualcosa di misterioso…

Mesi fa, accanto al nostro bidone dell’umido, posizionato nei pressi della porticina d’ingresso, iniziarono a proliferare i sacchi neri: qualsiasi giorno, a qualsiasi ora si potevano trovare almeno quattro enormi sacchi neri che, puntualmente, i cani del vicinato aprivano accuratamente e di cui spargevano l’intero contenuto davanti alla porta d’ingresso. Ora, il mio pubblico sappia che in questa città, come in molte altre città italiane, vige la raccolta differenziata, di cui gli inquilini di questa palazzina, purtroppo, non capiscono un emerito nulla!

Io e la mia coinquilina abbiamo iniziato a sospettare del nuovo arrivato, l’inquilino del primo piano, il trentenne. Sì, ci dicevamo, dev’essere lui… è arrivato da poco e non capisce ancora come si fa, nonostante io abbia tentato di spiegarglielo due volte! Per noi, il colpevole era lui!!! Ci siamo improvvisate Sherlock Holmes ed il suo fido aiutante Watson, non so bene chi delle due fosse chi, ma di fatto abbiamo iniziato ad osservare i movimenti del trentenne piemontese... nascoste dietro le finestre, in bilico sui davanzali, sulle punte dei piedi... Holmes e Watson, femmine equilibriste!!!

Poi un giorno abbiamo deciso che, forse, per la nostra incolumità, era più utile scrivere un biglietto chiarificatore sulla porta d'ingresso... a dire il vero più che un biglietto chiarificatore sembrava un cartello intimidatorio... ma questi sono solo particolari inconsistenti! Era sera, cenavamo alla nostra tavola imbandita (due misere tovagliette e due piattini per bambole!), quando ad un certo punto... suonano alla porta! Era il trentenne piemontese... TATATADA!!!!... "Ma ce l'avete messo voi quel cartello sulla porta?!?", esordisce con questa frase... ingoiamo il boccone... "Ehm... sì!"... E così comincia una lunga conversazione sull'immondizia, i bidoni, la differenziata... Insomma, la nostra cena si raffredda ed i nostri sospetti sul trentenne si affievoliscono!

La porta si chiude dietro i suoi saluti. No... non è lui! Abbiamo concentrato i nostri sforzi su di lui...Ebbene, sbagliavamo! Quindi ci siamo messe a rimuginare... e pensa che ti ripensa... ma certo! Solo pochi giorni fa abbiamo scoperto che, al piano terra, con le due ragazze siciliane ora vive una vecchia, madre di una delle due... abbiamo iniziato a sospettare della vecchia…

Le ragazze non potevano essere, sono anni che vivo qui e loro ci abitano da sempre e questi problemi sono sorti solo qualche mesetto fa... rimaneva la vecchia! Ebbene, dopo aver appeso il nostro cartello, i sacchi neri sono spariti!!!

Avevamo vinto la battaglia, ma non potevamo essere sicure... quindi il mistero resta… sarà davvero la vecchia?... TATATADAAAA....

Thursday, December 14, 2006

Colpo di pistola

disegno di Fifou recuperato all'indirizzo:
http://www.signalethik.com/artistes/arts/fifou/fifou.html


Aprì gli occhi e molto confusa ed intontita si guardò attorno: era stesa su dei cartoni, in un angolo buio di una stradina stretta e senza uscita. Non riusciva a capire come ci fosse arrivata, il sole picchiava forte sulla sua testa e si rese conto di avere addosso ancora i vestiti della sera prima, quelli che aveva scelto con cura prima di uscire. Lo sguardo le cadde sulle sue mani, erano sporche… un colore rosso vivido le copriva i palmi e si era incrostato intorno alle sue unghie. Cos’era? Lo osservò meglio, ancora frastornata dal risveglio, avvicinando le mani al viso… era… non poteva essere… era sangue! Il suo cuore iniziò a battere freneticamente… cosa le era successo? Come ci era arrivata lì? L’ultima cosa che ricordava era quel locale con le poltrone di pelle rossa e la risata convulsa della sua amica ubriaca…

… poi il nulla… dov’era la sua amica ora? E cosa diavolo ci faceva lì, tra quell’immondizia?

Il sangue era il suo? Cercò ovunque sul suo corpo, ma non aveva nessuna ferita ed anche se la testa rimbombava di dolore, non una sola goccia di sangue ne scendeva. Ma allora, se non era il suo, tutto quel sangue di chi era? Si era resa conto di averlo dappertutto… sulle gambe, sulle braccia…

Cercò di alzarsi e, nel farlo, i cartoni alla sua sinistra scivolarono mostrando il corpo di un uomo ben vestito, un completo grigio e delle scarpe costose, riverso per terra, sulla pancia, inerme. Anche l’uomo era sporco di sangue, ma stavolta la ferita era ben evidente: un foro di pallottola all’altezza del rene sinistro. Una pozza di sangue in corrispondenza della ferita convinse la ragazza della morte dell’uomo… un solo pensiero la tormentava: “L’ho ucciso io! Sono stata io!”. Continuava a muoversi avanti ed indietro, il ticchettio dei suoi tacchi rimbombava in tutta la stradina, non riusciva a calmarsi.

Poi d’un tratto si fermò, vide il volto dell’uomo… lo osservò bene, aggrottò la fronte… tutto le venne alla mente! L’uomo si mosse, non era morto… aveva ancora un flebile soffio nei polmoni… la pistola era proprio accanto al suo corpo, lei si abbassò e la prese. Lui tossì e fece per voltarsi sul fianco… lei lo guardò bene e poi premette il grilletto… un solo colpo in testa… l’uomo era morto!

Wednesday, December 06, 2006

Mea culpa!

Eh sì, in questi casi è buon’usanza
D’un mea culpa l’osservanza,
Poiché io ebbi poco tatto
Ed il mio scritto fu distratto!

Nel trattare in questa sede
D’un cagnetto nuovo erede
Di cure ed affetto familiare,
Ohibò, tralasciai un particolare!

Di tutti in famiglia parlai,
Eppur, ahimè, qualcuno dimenticai.
Ella è, nella vicenda, essenziale
Poiché riveste un ruolo principale!

Chiedo venia alla cara amica,
Recito il mea culpa, senza fatica!
Veronica, mi dispiace
Se la storia di Piero il tuo nome tace.

Monday, December 04, 2006

Chi sei?

Chi sei? Ti conosco? Ti ho già visto, ne sono sicura…

Eri in piedi davanti al bancone di quel bar, avevi un bicchiere mezzo vuoto in mano, uno sguardo triste ed ascoltavi disinteressata quel fiume di parole che quel bel ragazzo di fronte a te vomitava.

Non mi hai visto, ma io ho visto te… sembravi profondamente assorta nei tuoi pensieri ed annuivi sorridente ad ogni affermazione del ragazzo, anche se in realtà non stavi ascoltando e ti chiedevi quando se ne sarebbe accorto… forse all’ennesimo segno della tua astrazione totale da quel luogo e da quel momento.

Ti ho osservato, i tuoi occhi scuri lucidi, i tuoi capelli sciolti sulle spalle, i tuoi movimenti dolci… a cosa pensavi? Forse a nulla, forse a te, forse a quel ragazzo, forse a quel bicchiere…

Mi ricordi qualcuno, ti ho già visto!

Sunday, December 03, 2006

Sssshhhh!!!!

Silenzio… che nulla si muova… stai fermo, non ti muovere!

Che rumore assordante, che frenetica confusione… tu resta fermo… non muovere un muscolo, non reagire… guarda davanti a te, osserva quello che vedi.

Ascolta! C’è un silenzio tanto profondo da diventare rumore…

Guarda! Il buio è tanto cupo da diventare luce…

Quello che vedi non sta accadendo, quello che accade non lo vedi… sei solo, immobile che scruti il buio ed ascolti il silenzio… tutto ti appartiene, ma nulla è veramente tuo.

Vuoi una sola cosa, ma non l’avrai!

Una sola cosa vuole te, ma non ti avrà!

Fermo, resta immobile… non ti muovere…

Saturday, December 02, 2006

Era una notte buia e tempestosa...

disegno di Vince Dubois recuperato a questo indirizzo:
http://www.vince-cartoon.be/Files/media/07-ONESHOTS/90draft_train.jpg

La fanciulla si svegliò di soprassalto, colta da un incubo feroce che aveva agitato le sue membra e scosso il suo stato d’animo. Nell’alzarsi di scatto nel letto lanciò un grido, ma nessuno poteva sentirla… quell’enorme casa era vuota, tutti erano partiti e a lei era spettato il compito di sorvegliare quelle fredde mura. Il cuore batteva a mille, gli occhi sgranati nel buio a comprendere dove si trovasse… era ancora sdraiata e legata su quelle gelide rotaie mentre il suo aguzzino ghignava ed il treno giungeva? No.. nessun fischio in crescente vicinanza, nessuna risata beffarda… forse era stato solo un incubo… ma allora… cos’era quella luce lì in fondo che si avvicinava sempre più? E quel freddo pungente? Non poteva essere… non sentiva nulla, né il fischio del treno né alcun altro rumore… Ad un tratto capì, era davvero legata alle rotaie, l’aguzzino doveva essere scappato via e lei era… sorda… sì, sorda… urlò, ma non sentì la sua stessa voce… la paura cresceva, la luce si avvicinava, ma lei non sentiva nulla… e…

La fanciulla si svegliò di soprassalto, colta da un incubo feroce che aveva agitato le sue membra e scosso il suo stato d’animo. Non si mosse, ma osservò in giro con circospezione… questo sarebbe stato un sogno o la realtà? Continuava a non sentire nulla, ma stavolta non vedeva alcun faro luminoso nell’oscurità… dove si trovava? Il buio ingoiava tutto, provò a muoversi ma sentì di essere bloccata… i suoi arti non rispondevano… non riusciva a muovere nulla… ruotò la testa e lo vide, il faro del treno si avvicinava… nessun rumore e nessun movimento… urlò, ma quello che ne uscì fu un suono indistinto… anche la sua voce era immobilizzata… sempre più vicina, la luce ora la illuminava completamente… e…

La fanciulla si svegliò di soprassalto, colta da un incubo feroce che aveva agitato le sue membra e scosso il suo stato d’animo. Che diavolo stava succedendo? Il buio era sempre più fitto e lei sempre immobilizzata, mentre il freddo s’insinuava nelle sue ossa e la scuoteva percorrendola con brividi… si sforzò di capire cosa stesse accadendo… ma era troppo buio… continuava a girare la testa per guardarsi intorno, ma non vedeva nulla… solo un nero intenso… eppure, sentiva vibrare qualcosa sotto di lei, una vibrazione che aumentava sempre di più… qualcosa si stava avvicinando… cercò il faro ma non riuscì a trovarlo… ma avvertiva che il treno doveva essere vicino… e…

La fanciulla si svegliò di soprassalto, colta da un incubo feroce che aveva agitato le sue membra e scosso il suo stato d’animo…

Friday, November 24, 2006

Immobilità

Le piaghe da decubito sono una temibile complicazione di tutte le patologie che costringono il paziente, soprattutto se anziano, a letto o su una sedia a rotelle, in posizione obbligata per lunghi periodi di tempo. L'organo più esposto a queste lesioni è soprattutto la pelle.
Infatti, se non si cambia posizione a intervalli brevi, da soli o con l’aiuto di qualcuno, una compressione della durata anche di poche ore può provocare disturbi per il mancato arrivo di sangue nella zona di cute compressa, determinando la morte delle cellule e l’instaurarsi di processi degenerativi della cute e che determinano lo sviluppo delle piaghe da decubito.

Infatti, assumendo per lunghi periodi di tempo la stessa posizione, quelle regioni del corpo in cui le ossa sono più sporgenti, soprattutto sacro e glutei, ma anche calcagni e anche, si trovano compressi tra il piano d’appoggio e l’osso. Inizialmente vanno incontro a iperemia, poi a ischemia e infine compare la necrosi e se non si interviene adeguatamente, questa coinvolge anche i tessuti situati più in profondità.

uhm.... dovrò alzarmi da questo divano...

Thursday, November 23, 2006

Rivelazioni

Ieri ho saputo che Mr. X è in cura da uno psicologo...
... Dovevo immaginarlo!

Wednesday, November 22, 2006

Lo spasimante senza spasmi

Mercoledì sera sono uscita con un tizio, tal Mr. X.

Siamo andati al cinema a vedere “Il diavolo veste Prada”, filmetto carino, nulla di particolare, un’allegra commediola americana che dopo cinque minuti dall’inizio sai già come si svolgerà ed anche come finirà, resti a guardarlo giusto perché speri in un colpo di scena attuato da una mente geniale che poi scopri non essere affatto geniale, ma solo la copia di mille racconti.

Beh, insomma, esco con questo Mr. X presentatomi da gente amica convinta del reciproco interesse che sarebbe scaturito tra noi… gli amici, care persone che spesso vogliono il tuo bene e nel farlo ti infilano in certe situazioni…!

La serata inizia anche bene, Mr. X è un po’ impacciatino… ma sembra se la stia cavando bene… certo, da ciò che dice trapela una stranezza senza fine… ma le persone normali risultano essere noiose, quindi accettiamo ciò che trapela!

Il film inizia… e finisce pure… Mr. X ne è entusiasta, come se non avesse visto un film migliore in vita sua… se non ricordo male il commento deve essere stato “geniale”!

Io ribatto con un “uhm… sì, carino!”…

Un misto di sensazioni deve aver attraversato il nostro uomo… tra cui escludo qualsiasi sensazione piacevole!

… mi ha riaccompagnato di corsa a casa e senza quasi guardarmi in faccia mi ha salutato… ho avuto la velata impressione che nel salutarmi stesse trattenendosi, con tutte le sue forze, dallo spingermi fuori dall’abitacolo dell’auto con i piedi, come si caccia un cane da una stanza in cui non deve entrare… ho fatto in tempo a scendere dall’auto e a richiudere lo sportello che ho visto la macchina schizzare via… credo che nel tempo che ho impiegato per arrivare alla porticina d’ingresso, Mr. X era già al casello dell’autostrada, che si guardava alle spalle per accertarsi di non essere seguito da pazze squilibrate come quella da cui si era appena liberato!

Ultimamente attraggo troppi uomini… dovrei darci un taglio!

Tuesday, November 21, 2006

Risvegliarsi!

Ci sono delle mattine in cui mi sveglio ed apro lentamente un solo occhio… generalmente perché l’altro è talmente impiastricciato che non riesco a separare le palpebre se non con l’ausilio delle dita, ma dato che è troppo faticoso resto mezza sveglia o mezza dormiente con un occhio semi aperto ed uno chiuso a fissare quel batuffolo di polvere che è spuntato fuori durante la notte…

Come un agente segreto ha superato tutte le barriere che lo trattenevano sotto il letto ed è fuggito per trionfare al centro della stanza, dove tutti possono vederlo e nessuno si alzerà mai per toglierlo…

In questo suo idilliaco trionfo, io lo osservo, mentre alza le braccia polverose verso il cielo e si pavoneggia davanti ai piccoli granelli di polvere che sperano di diventare un giorno come lui, saltella sulle onde del vento e si sposta da una parte all’altra del pavimento, mi sbeffeggia facendo la linguaccia e ride della mia pigrizia mostrandomi le sue grigie natiche…

Io continuo ad osservarlo, mentre svolazza senza ritegno in giro per quella che una volta era la mia stanza, di cui ora lui si è impadronito, aizzando tutti i batuffoli di polvere ad unirsi in una gloriosa parata per la vittoria, di cui si propone la testa…

Arriva il momento in cui guardo l’orologio e mi decido, mi alzo! Passo indifferente accanto al batuffolo polveroso, la cui gioia si spegne in un istante e torna mesto sotto il letto…

L’indifferenza è la lama più affilata!

Friday, November 17, 2006

Noia...

Quando le persone ci parlano degli altri, sono quasi sempre noiose.

Quando ci parlano di se stesse sono quasi sempre interessanti.

Se fosse possibile farle tacere quando diventano noiose con quella stessa facilita' con la quale si chiude un volume che ci ha stancati, sarebbero veramente perfette.


Oscar Wilde

Thursday, November 09, 2006

Walking through the streets of Fada N'Gourma...


... I saw them and tried to capture their elegance...

Tuesday, November 07, 2006

La rinascita

E Piero rinacque...

Wednesday, November 01, 2006

...miss, mia cara miss...

Disfatta!!!

Ore 9:30 del mattino... squilla il telefono... ultimamente succede spesso!

È sempre il Lussana…

“Buongiorno… Scusi ma lei che tipo di laurea possiede? Una laurea triennale?...”

“Sì… c’è qualche problema?”

“MA CERTO!!!! NON SI PUÒ INSEGNARE CON LA LAUREA TRIENNALE!!!”

“Ma… ma… io non lo sapevo, mi hanno detto che si poteva ed io ho fatto domanda… poi l’hanno accettata e le scuole hanno iniziato a chiamarmi!”

Topo scappa

Ho vissuto nell’illegalità per due anni… ed avrei iniziato il terzo!

Mi sento una pericolosa criminale!

Tuesday, October 24, 2006

La maestrina dalla penna rossa

Venerdì pomeriggio squilla il telefono…

“Buongiorno signorina, avremmo bisogno di una supplente d’inglese fino al ritorno del docente di ruolo… 8:15… domani… al liceo scientifico Lussana”…

Sabato ore 8 sono al Lussana… dopo aver sbagliato edificio ed essere entrata nell’Istituto Tecnico Nonsocosa e pretendere di fare una supplenza d’inglese… mi cacciano!

Bene, s’inizia… ce la posso fare ad affrontare una classe di 30 adolescenti… sì, ce la faccio!

Vado in segreteria, firmo una pila di carte e faccio mille dichiarazioni, autocertificando la mia incoscienza… mi dicono che ho una prima, una quarta ed una quinta, stessa sezione… inizio alle 11… prima il preside mi vuole incontrare…

Aspetto ore fuori la porta dell’ufficio del preside ed intanto sfoglio libri in inglese… “sì, entro, mi presento, poi gli faccio leggere un libro, poi lo commentano… sì, sì… ce la posso fare! … … una quinta… ragazzi 18enni… 6 anni in meno di me… mi lanceranno palline di carta dal momento in cui entro in classe…”

Il preside arriva… entro nel suo ufficio…

“Bene, signorina… Lei che esperienze ha d’insegnamento?... Ah, un po’ misere!… La scuola al momento vive una crisi… Gli studenti sono sempre più indisciplinati… Aristotele diceva… Socrate ribatteva… Quoque tu, Brute, fili mi… Bisogna scegliere un modello d’insegnamento e di comportamento e seguirlo… Essere capaci di autocritica… L’insegnamento è una missione… Bisogna esserne portati… Autocritica, signorina… Se non è portata per farlo non lo faccia… Bene... Buon lavoro!”

AAAAAAAAAAHHHHHHH… sono indecisa tra prendere la porta d’uscita, salire sul primo autobus e scendere al capolinea, ovunque sia o affrontare i miei adolescenti… resto per cinque secondi nell’atrio d’ingresso, tra le due porte… destra… sinistra… destra… sinistra… la bidella mi guarda perplessa… “Signorina, tutto bene?”… ok… destra… affronto gli adolescenti!!!

Entro in quarta… come sono tranquilli… oh guarda… restano tutti al loro posto… non mi chiedono di uscire… ma pensa… mi ascoltano… dunque… sì, modello di comportamento… sii seria, smettila di fare la cretina… ma non parlano tra loro… beh, sì, parlano e si distraggono, ma poco… niente palline di carta.. bene, rasserenati! Ce la puoi fare… respira ed inizia… fiumi di parole!... la mia lezione sembra funzionare… la campana suona… ora la quinta! Anche questi restano al loro posto… mamma mia… ma io al liceo non ero così… secchiona sì… ma attenta mai! Andata anche questa… per la prossima volta devo fare un ripasso di modelli di comportamento… e d’insegnamento… proverò davanti allo specchio…

Modello autoritario:
“Ragazzi! Tutti in piedi! Indice sulla punta del naso, alzate la gamba destra e saltellate su quella sinistra! Ora, subito, all’istante!!!”

Modello repressa:
“Non ce la faccio più… come devo fare con voi… mi fate disperare… tu, siediti! Tu, non parlare! Tu, stai zitto! Voi due, smettetela di limonare in classe!”

Modello svampita:
“Oh ragazzi… ma che classe è questa? Una quarta dite… aha… dunque… quindi avete sui tredici anni se non sbaglio! Ah bene… uh… ma non ho i libri… bah, ragazzi, cosa volete fare? Giochiamo a mosca cieca in inglese?”

Thursday, October 19, 2006

Silvia, rimembri ancor...


... guardavo vecchie foto... herr cipollotti dove seeeeiiiiii?????????....
... un tributo ai "viennesi"!!!

Wednesday, October 11, 2006

Banzaaaiiiii!!!!

"In Giappone molti coniugi, per risolvere i momenti di crisi, fanno spesso ricorso allo shindai: si tratta di una lotta, combattuta a colpi di cuscino, che termina quando l'arma di uno dei due contendenti rimane senza piume, poiché sono tutte fuoriuscite da una piccola incisione a croce praticata nella federa. Colui che si trova in tale condizione viene dichiarato perdente ed è obbligato a prostrarsi umilmente di fronte al vincitore, il quale assume, invece, la posizione di perdono: grazie a ciò, nella maggior parte dei casi, i dissidi vengono superati."
...fico... voglio farlo anch'io con il mio coniuge... uno potrebbe iniziare a cercare motivi di litigio per fare la lotta con i cuscini!!!!!!!

Saturday, October 07, 2006

Gourmantché


L’etnia gourmantché nasce dall’unione di due popolazioni, i discendenti di Jaba Lompo ed i béribéri provenienti dalla riva sinistra del fiume Niger. I gourmantché vivono oggi nella Regione dell’Est in Burkina Faso in quello che viene chiamato il paese gourmantché, il regno Gulmu, per la tradizione.

La leggenda narra di un uomo, Jaba Lompo, originario della Regione del Bornou, sulla riva destra del fiume Niger, che s’innamorò perdutamente della moglie più giovane di suo padre. Quando il padre scoprì del loro amore, decise di condannare il figlio a morte: il sacrificio si sarebbe tenuto di venerdì, dopo la lettura dei versetti del Corano, alla presenza della corte del padre. Il giorno del sacrificio, Jaba Lompo indossò il suo migliore vestito e coprì il suo cavallo con un lungo drappo che arrivava quasi a toccar terra. Prese la sua amata con sé e, prima ancora che la lettura dei versetti del Corano terminasse, salirono sul cavallo che si sollevò da terra e salì su, in alto, fino a che non scomparvero dalla vista di tutti.

Discesero al di là del fiume Niger, sulla sua sponda sinistra, nel villaggio di Sangbantangou, dove trovarono un uomo vestito di rosso accompagnato da sua moglie. Secondo la tradizione, la donna avrebbe dovuto offrire da bere ai nuovi arrivati in segno di ospitalità, in modo da dimostrare il potere del marito sul territorio. Ma la donna non fece una mossa verso gli stranieri. La donna di Jaba Lompo preparò quindi il sala, una bevanda tradizionale che si offre agli antenati fatta di farina di miglio sciolta nell’acqua con aggiunta del succo dei frutti del baobab, di miele e di latte, e la porse all’uomo vestito di rosso e a sua moglie. Così facendo, i due furono obbligati a recarsi da Jaba Lompo e a ringraziarlo della sua bevanda, sottomettendosi alla sua autorità, dato che non avevano dimostrato di avere potere sul territorio. Fu così che Jaba Lompo s’installò sul territorio, regnando per 50 anni, fino alla sua morte. A partire da lui nacque il regno Gulmu, i cui sovrani furono sempre dei Lompo, figli e discendenti di Jaba Lompo.

Avvenne, ora, che nella regione del Bornou, dopo la partenza di Jaba Lompo, si formarono due grandi province, sempre in lotta tra loro. Dopo molti anni di duri conflitti, i rispettivi sovrani decisero di siglare la pace, ognuno ricavando da ciò i propri interessi. I principi non vollero essere da meno e garantirono la tranquillità nelle due province promettendosi una visita reciproca. Il primo a rendere visita fu il principe della provincia del Sud, accompagnato dalla sua corte, composta da tremila cavalli ed altrettanti uomini. Il padre del principe del Nord mise a sua disposizione tutta la sua ricchezza per salvare il suo onore. L’ospitalità, che le genti del Sud ricevettero, fu legendaria: i cavalli stettero male per quanto mangiarono e gli uomini videro offrirsi pietanze di ogni tipo, per una settimana interna ci fu abbondanza e varietà di cibo per tutti. Quando arrivò il momento di partire, la corte del principe del Sud venne salutata con tutti gli onori, con musiche e canti.

Per un anno intero i cantastorie continuarono a glorificare l’ospitalità del principe del Nord, finché non arrivò il momento in cui anche il principe del Sud dovette ricambiare. Purtroppo, però, suo padre, non meno ricco del re della provincia del Nord, ma molto più avaro, non volle concedergli le sue ricchezze per salvaguardare la loro dignità ed il loro onore comune. Il principe del Nord e la sua corte soffrirono la fame durante i giorni di visita: i cavalli non mangiarono che del misero fieno mentre agli uomini fu servito un solo pasto giornaliero. Al quarto giorno la corte del principe del Nord si allontanò: partirono di notte, senza onori, né canti, né danze, affamati e debilitati.

Il principe del Sud avrebbe voluto uccidersi per evitare di affrontare il disonore causato da una tale misera accoglienza, ma i suoi amici gli consigliarono di fuggire, di allontanarsi per sempre dalla regione del Bornou. Fu così che il principe partì con i suoi tremila cavalieri, si diresse verso Ovest e non tornò mai più indietro. Giunse nel regno Gulmu, dove il suo popolo si unì ai discendenti di Jaba Lompo.

Ecco come nacque l’etnia gourmantché, dall’unione di due popoli su uno stesso territorio.

Ai re gourmantché fu, da quel momento in poi, fatto divieto di riprendere la via verso l’Est, per non ricordare l’onta subita nel non aver saputo eguagliare in prestigio i propri vicini.

Tuesday, October 03, 2006

Precipizio


Sull'orlo di un precipizio stringo sabbia in un pugno...
Il vento mi scompiglia i capelli e non ci vedo più...
La sabbia mi finisce in un occhio ed inizio a lacrimare...
Sull'orlo di un precipizio scivolo e cado giù...
...
...
Ma che cazzo c'ero andata a fare?!?

Saturday, September 30, 2006

La guerra di Piero


Una mattina di ordinaria follia correvo per le stradine di montagna proprio vicino casa dei miei, quando ad un certo punto, chi ti vedo? Un cagnetto rannicchiato in un angolo, tremante e sanguinante, di razza beagle (si pronuncia bigol e fa venire in mente una parola bergamasca...). Cosa si poteva fare? Mica lo potevo lasciare lì? Così dopo aver conferito con chi di dovere, mio fratello e mia madre (sì perché in casi del genere, ovvero ritrovamento di cani, mio padre tenta con tutte le sue forze e la sua autorità di imporre il suo NO! categorico, ma nessuno lo ascolta, poverino!), si decise di andare a prenderlo e di portarlo dal veterinario e, visto che ci trovavamo, perché non sperimentare un veterinario nuovo? maaa sìì... facciamo questa pazzia! Quindi, cane malconcio, veterinario nuovo... si parte!
Diagnosi:
- rogna;

- leishmaniosi;

- zampa rotta e cicatrizzata male;
- mancanza di piastrine;
- numero bassissimo di globuli bianchi e rossi.
Da rottamare, insomma... il nome giusto poteva essere solo uno: Piero!
Se ne stava in un angolo, fermo, senza abbaiare, era estremamente ubbidiente, mai avuto un cane talmente ubbidiente... camminava per strada anche senza guinzaglio e non si allontanava, anzi aspettava che lo si raggiungesse, aspettava la passeggiatina per fare i suoi bisogni... si lamentava per le siringhe, questo sì... ma per il resto non creava alcun problema!
Il ritrovamento avvenne il 17 Agosto.

Oggi, 27 Settembre, Piero è un disastro!!!!!! Non si può aprire una porta che ci si infila, molto maldestramente aggiungerei, spesso inciampando e trascinandosi le zampe posteriori nella foga della fuga dalle urla "Pieroooo, torna qui!". Spisciazza ovunque, sembra avere un rubinetto che perde ed una paresi alla zampa, portarlo a fare la passeggiatina è diventata un'impresa, tira come se fosse un alano e mangia qualsiasi cosa si trovi sotto il naso, non vuole farsi fare le siringhe, anche quella è diventata un'impresa, inizia a piangere prima ancora che si pensi di fargliela, abbaia in continuazione senza alcun contegno e sfodera il suo pisellino ovunque, senza ritegno...
Abbiamo una peste!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
Ammetto, però, che è una peste simpatica! Per farti le feste si attorciglia tutto su se stesso, poi si piega , si distende, si struscia e ci si impegna così tanto che potresti anche andartene, non se ne accorgerebbe. Per farsi mettere il guinzaglio per la passeggiatina protende il collo e si immobilizza per aiutarti nell'impresa, se non lo fai subito però si scoccia e ricomincia ad attorcigliarsi... Quando apri lo sportello della macchina ci si infila senza pensare, ma dato che ha la zampa posteriore ancora malconcia, fa leva sulle anteriori per entrare, la stessa cosa fa quando si deve sedere... lo chiamiamo Yuri Chechi! Quando lo leghi da qualche parte inizia a saltare sul posto, con le orecchione che svolazzano, stile Dumbo! E se gli dici "Cuccia, Piero!", lui si spalma per terra a pancia in su e pretende le coccole... poi, se lo sollettichi sotto le zampe anteriori, si improvvisa attore e fa la pubblicità del Borotalco.. Altolà al sudore!
Il pisellino, però, lo sfodera in tutte le situazioni...

Wednesday, September 27, 2006

Ça c’est à toi

Je sais qui il y a des gents qui regardent mon blog, mais ils ne comprennent pas ce que j’écris parce qu’ils ne parlent pas italien… donc, pour une fois, je veux écrire en français et à toutes les gents qui le comprennent je m’excuse si mon français n’es pas parfait !

Pour toi qui ne comprends pas ma langue maternelle, je veux t’expliquer un peu de quoi je parle ici. Je parle de ce que j’ai vu, je parle de ton monde et des gents que j’ai connu, des plus profondes yeux que j’ai vu dans toute ma vie jusqu’à maintenant, des voix que j’ai entendue, en cherchant de faire comprendre a mes amis ici ce que j’ai perçut… mais malheureusement je crois que je ne serais jamais capable… si on ne voit pas, on peut pas comprendre !

Je commence par oublier, par ne pas penser toujours à les gents de Yobri, de Nagaré et des touts les villages qu’on a vu… je veux écrire pour ne pas oublier, afin de penser à vous, à toi et à toutes les moments qu’on était ensemble dans les villages et à Ouaga, quand on allait dans les routes de la ville en moto, quand on parlait avec les villageois, quand on dormait à la belle étoile, quand on était bien ensemble… Chaque fois que j’entende la voix de Tafarou qui m’appelle de Tambaga, je me rappelle de Yobri, du RAV et de sa toux, du cabri que David Nioula de Yirini nous avait donné… et toute de suite mes yeux brillent et je me sente bien… il y a personne ici avec lequel parler de ça, personne qui peut comprendre, même pas ce qui était avec nous… on a déjà tous oublié, comme si c’était une mauvaise expérience… pour moi c’est la meilleur expérience que j’ai jamais fait… elle m’a changé, je ne sais pas comment, mais je me sente diverse et c’est à toi aussi que je le doit… merci… tu es une des meilleurs personnes que j’ai jamais rencontré et tu me manques beaucoup !

Je te veux bien… ça c’est seulement à toi…

And the winner is...

Ecco a voi, signore e signori, l'ultima creazione del mitico!
Stupite alla vista di questo capolavoro... sgranate gli occhi e spalancate le bocche, fate quello che volete ma guardatevelo perché è troppo divertente! ;)

Sono lieta di presentarvi le...
Memoirs of another Geisha

Sunday, September 24, 2006

Amici...

Vegetable Amleth
In the Mood for Vegetables

...ecco la gente che conosco!... ;-)

...la sua fonte d'ispirazione...
I am a Banana

... ragazzi, Andrea!

Friday, September 22, 2006

Infinità numerica

Quante volte si possono stringere i denti prima che inizino a scheggiarsi?
Quante volte si possono piantare i piedi, tendere le braccia verso il basso, stringere i pugni, serrare le labbra, stringere i denti e respirare profondamente?
Quante volte ci si può piegare senza spezzarsi?
Quante volte ci si può spezzare?
Quante volte ci si può sentire in colpa per una situazione di cui non si ha colpa?
Quante volte si possono ascoltare le stesse lamentele?
Quante volte si può odiare quello che si ascolta?
Quante volte si può non capire una persona?
Quante volte si può tentare di capirla?
Quante volte si può tentare di fare una cosa prima di capire che non si è capaci di farla?
Quante volte si può creare prima di capire che non si sa creare?
Quante volte si può capire di essere un nulla?
Quante volte la gente che ti circonda può fartelo capire?
Quante volte si può capire di non aver concluso nulla in tanti anni?
Quante volte si può credere in se stessi prima di smettere?

Esiste un numero di volte? Esiste un maledettissimo numero?

Thursday, September 21, 2006

Difficoltà quotidiane



Ci svegliammo che era ancora buio, saranno state le due o forse anche le tre... eravamo nel villaggio di Yobri, nel cortile della concessione del rappresentante amministrativo, un signore sulla sessantina con una forte tosse ed un grande pancione. Ora che ci penso, è stato l'unico uomo grassoccio che abbia visto in villaggio, anche se a guardarlo se la passava molto peggio di molti altri smilzi! Eravamo sulle nostre brandine, io avevo trascorso la notte a lottare con il vento, per evitare che la mia zanzariera mi finisse perennemente in bocca, e con un insetto mai visto prima di allora, che si aggirava per il mio sacco a pelo. Ad un certo punto avvertii l'irrefrenabile bisogno di andare in bagno, grande eufemismo quando ti trovi in un villaggio africano, nel senso che i bagni non esistono.. nelle concessioni ci sono le latrine (niente di più che spazi recintati da muretti alti poco più di un metro)... ma in quella in cui eravamo noi non ci era permesso usare le latrine ed ogni volta uscivamo a cercare nuovi posti per espletare i nostri bisogni. Fatto sta, che quando ti svegli di notte in un villaggio africano, la luna non c'è ed hai solo una mini-torcia per muoverti e non ci vedi niente di niente, trovare anche un posto per pisciare dove non ci siano porci, asini, capre, polli ad inseguirti, sembra diventare un'impresa! Beh, insomma... io ed Ileana ci svegliammo che era ancora buio, entrambe con una necessità impellente di trovare un cespuglio, un albero, il muretto di una casa, un sasso... qualsiasi cosa.. bastava che trovassimo qualcosa! Uscite dalla concessione con le nostre mini-torce ci incamminammo prima verso sinistra, dove di solito andavamo. Qui, alzando la luce per vedere cosa ci fosse, ci trovammo di fronte ad un gruppo di asini che in piedi cercavano di dormire... peccato che la nostra luce li svegliò tutti e cominciarono in coro a protestare, ragliando forte e muovendosi in diverse direzioni... quasi sembrava una diaspora! Spaventate da tutto quel casino facemmo dietro-front e ci incamminammo verso destra... dopo pochi metri trovammo un gruppo di porci che si spalmavano nei fluidi che fuoriuscivano dalla concessione, all'altezza delle latrine. Anche loro, spaventati dalle nostre luci iniziarono ad urlare e a scappare schizzando fluidi a destra e a manca... diciamo che in solo cinque minuti svegliammo tutti gli animali che circondavano la concessione e molto probabilmente anche la gente che dormiva al suo interno. Ma avevamo troppo bisogno di trovare un posto tranquillo ed andammo avanti... arrivammo fino alla strada, stavamo per accingerci a nasconderci una a destra e l'altra a sinistra di un grande baobab, notoriamente alberi sacri... ci dicemmo che gli spiriti avrebbero capito! Non ci eravamo neanche avvicinate alle nostre postazioni quando passò un signore in bici e con un mini faro illuminò tutta la nostra zona... no... il baobab era grande ma non andava bene... allora provammo con un altro albero, ma stavolta passò qualcuno a piedi... incredibile quanta gente passi quando hai bisogno che non ci sia nessuno! Alla fine optammo per la chiesa.. se gli spiriti avrebbero capito perché il Signore non avrebbe dovuto... per par condicio ci dicemmo che anche lui avrebbe compreso... quindi una alla volta ci nascondemmo dietro i muri della chiesa e ci liberammo del nostro peso... lasciatevelo dire... in un villaggio africano la cosa più difficile è andare in bagno!!!

Wednesday, September 20, 2006

La mia Africa



Spazi immensi, colori forti,
occhi grandi, sguardi profondi,
storie appassionanti, linguaggi melodiosi,
mani tese, ventri gonfi,
odori forti, cibo scarso,
pozzi neri, acqua bianca,
vita difficile, ambiente perfetto...

Tuesday, September 19, 2006

Un sentimento condiviso...


«L'Africa è un continente estremamente affascinante [...], è il fatidico, ironizzato "mal d'Africa". L'espressione è così logora che quasi me ne vergogno: eppure ho avvertito quel dolce incantesimo, quella sottile nostalgia che colpisce chi visita questo continente e che spesso accompagna per tutta la vita il viaggiatore che ha saputo cogliere la vera essenza dell'Africa. Spesso mi chiedo perché i momenti legati ai soggiorni africani sono più forti o più incantati di quelli collezionati in altri viaggi. Nessuno parla mai di mal d'America o di mal d'Australia. [...] Un affettuoso ricordo mi lega ai tanti africani che ho conosciuto lungo le strade del continente e che mi hanno offerto simpatia e grande comprensione. È stato un privilegio lavorare in Africa: nel nostro mondo tutt'altro che facile è di conforto il ricordo del grande potenziale umano delle genti africane. Ad esse va il mio costante pensiero e la mia profonda gratitudine.»


Carlo Cencini

Monday, September 18, 2006

Quanti anni hai?

"Quanti anni hai?"
"Ne ho ventiquattro, perché?"
"Eh, no... ragazzina... non puoi sapere nulla della vita tu. Che fai?"
"Io studio, ora mi laureo e poi cerco lavoro... ma sai, non so ancora cosa cercare... quello che vorrei fare è ambizioso e forse troppo per le mie capacità ed in molti mi dicono che miro troppo in alto... forse dovrei essere più umile!"
"Si dovresti... sei troppo giovane... anche io ero come te alla tua età... credevo in molte cose, ma ora sono diventato cinico. Sei uno spirito vivo, ti ammiro... ma le tue ali verranno spezzate molto in fretta... o forse qualcuno l'ha già fatto, ma tu non te ne rendi ancora conto!"
"Tu che hai tanti anni in più di me e queste cose le hai già vissute, che mi consigli?"
"A me non interessa ragazzina... il mondo è un pozzo, io ho trovato la strada per avvicinarmi alla luce, tu sei ancora lì che tenti di arrampicarti, ma scivoli in continuazione, le unghie ti si spezzano ed hai le mani piene di sangue... Io ho trovato la strada, ora tocca a te salvarti, io non posso aiutarti... Sei una persona meravigliosa e farai cose meravigliose nella tua vita, ma a me non interessa!"
"Ma allora che ci stai a fare tu qui?"
"Infatti non ci sono, sei tu che mi vuoi qui e fai di tutto perché io resti accanto a te, ma io non ne ho alcuna voglia... anzi, sai che ti dico... me ne vado..."
"No.. non andare... non andare... ti sto chiedendo aiuto... resta!..."

Sunday, September 17, 2006

Un amore imperfetto

Oggi ero seduta su una panchina di legno in un parco fatiscente, dove gli alberi da molto ormai non sono più curati e l’erba cresce senza sosta, libera di poter estendere le proprie radici ovunque, anche dove un tempo non poteva. È un bel parco, vecchio, triste e stanco come chi ha vissuto ormai gran parte della propria vita ed attende da un momento all’altro la morte. Mi piace, racconta storie in ogni suo angolo ed ascolta le mie, anche se non parlo. Il legno su cui ero seduta era ormai fradicio, inumidito e reso sempre più debole dalle continue piogge… non era molto sicura come seduta, ma la precarietà in quel momento non mi dispiaceva. Da poco aveva smesso di piovere, era una delle prime piogge della stagione ed io, un po’ infreddolita, leggevo il mio libro. Interessata seguivo ogni parola, ogni capoverso, ogni pagina… non riuscivo a staccare gli occhi dal fiume di parole che leggendo mi attraversava la mente. Ma il parco sa quando attirare la mia attenzione sulle cose che preferisce: una folata di vento ha scosso i rami della quercia che era proprio sopra la mia testa e mille gocce d’acqua si sono riversate sui miei vestiti e sul mio libro, bagnandomi quasi interamente. Ho dovuto distogliere lo sguardo dalle mie letture avvincenti e nel tentare di asciugarmi ho alzato lo sguardo… e l’ho visto! Era seduto sulla panchina di fronte alla mia, stretto nelle sue spalle minute, indossava un impermeabile blu, dei pantaloni rossi ed accanto a sé aveva una piccola scatola quadrata, in velluto verde, ed un bocciolo di rosa bianca. Con le mani giunte appoggiate sulle ginocchia, dondolava avanti ed indietro e, fissando la stradina in terra che divideva la mia panchina dalla sua, sospirava. L’ho osservato per qualche minuto, ma lui non si era accorto nemmeno della mia presenza… dovevamo essere gli unici ad essere in quel parco, molti non sanno neppure della sua esistenza. Dopo poco mi sono alzata ed ormai completamente intenerita dalla sua espressione triste, mi sono avvicinata a lui.
“Si sente bene?”, gli ho chiesto. “Oh… signorina, non mi ero accorto che c’era qualcun'altro oltre me… sa, io vengo spesso qui, ma non c’è mai nessuno, il parco è troppo vecchio, alla gente ormai le cose vecchie non piacciono. Ma io amo venire qui, le piante mi parlano e a me piace ascoltarle… a volte sono loro ad ascoltare me… anche se non parlo!”. Aveva disteso il viso e si sforzava di essere gentile e di sorridermi, ma nei suoi occhi traspariva una vena di tristezza. “Ero seduta lì e l’ho vista, ho notato che è un po’ triste e mi chiedevo se non potessi esserle d’aiuto…”, ho azzardato. “Eh, signorina… se solo potesse… ma la verità è che tante volte nessuno può aiutarci, ci serve solo tanto coraggio. Ho trent’anni, un lavoro ben remunerato, degli amici consolidati, una famiglia che mi sostiene, ma in realtà sono una persona sola! Amo, signorina, amo più di quanto lei immagini, amo fino a sentirmi due metri da terra quando la vedo e tre metri sotto terra quando non c’è…”. “Ma è una cosa meravigliosa, allora perché è così triste?”, nel parlare agitava freneticamente le mani, tanto da rischiare di cadere più di una volta, gli occhi gli brillavano ed un lieve sorriso si era acceso sul suo viso. “Mi guardi, signorina, sono un nano… ho la testa più grande del corpo, le mani tozze e le tasche piccole… lei, invece, è bella, alta, filiforme… è una ballerina sa? Si muove su qul palcoscenico facendo volare le sue vesti nere, ogni suo movimento è armonioso, ogni suo gesto delicato… come potrebbe volere uno scarto della natura? Guardi, le ho fatto fare un carillon…”. Aprì la sua scatola di velluto verde, le pareti interne erano di un beige chiaro ed in fondo alla scatola, nel centro, c’era una ballerina vestita di nero, con le braccia alzate che, in posizione fiera, ruotava su se stessa al ritmo di una dolce musica suadente.
“È bellissimo… perché non lo regala alla sua ballerina?”
“Ho provato, ma mi manca il coraggio… non sopporterei un rifiuto”
“Forse è meglio vivere di rimorsi che di rimpianti, non crede?”, stavo per finire la frase quando dal fondo della stradina vedo arrivare una donna, una bellissima donna elegantemente vestita che, con aria confusa, si guardava attorno, come se cercasse qualcosa o qualcuno… si avvicinò frettolosamente a noi e si piegò verso il triste signore.
“Je t’ai cherché partout, tu étais où? On m’a dit que tu étais parti et tu ne voulais plus retourner… est-ce que c’est vrai?”. La sua espressione era cambiata, l’aveva vista ed ora tremava come se di colpo fosse sceso l’inverno e l’avesse colto impreparato. Dal volto di lei traspariva il timore di perderlo. Hanno parlato tanto… io mi sono allontanata e sono tornata sulla mia panchina a fingere di leggere… in realtà li osservavo.
Oggi ero seduta su una panchina di legno in un parco fatiscente ed ho visto una coppia buffa allontanarsi dopo essersi dichiarati il proprio amore, un nano dalle tasche piccole ed una ballerina dal passo elegante... un amore perfetto.

Saturday, September 16, 2006

Iniziamo...

ecco... finalmente mi sono decisa... ho creato il mio blog... che poi ora mi trovo di fronte ad una pagina bianca e non so nemmeno cosa dire... alla prossima sbronza di sicuro saprò cosa scrivere... quando bevo vomito fiumi di parole e trovo ingiusto non rendere partecipe dei miei rigurgiti tutto il mondo, o almeno coloro che capiscono la mia lingua... anche se non è detto che non incominci a scrivere in un'altra lingua... quindi direi coloro che capiscono la lingua in cui scrivo...
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... no... decisamente al momento non ho nulla da dire!