Saturday, September 30, 2006

La guerra di Piero


Una mattina di ordinaria follia correvo per le stradine di montagna proprio vicino casa dei miei, quando ad un certo punto, chi ti vedo? Un cagnetto rannicchiato in un angolo, tremante e sanguinante, di razza beagle (si pronuncia bigol e fa venire in mente una parola bergamasca...). Cosa si poteva fare? Mica lo potevo lasciare lì? Così dopo aver conferito con chi di dovere, mio fratello e mia madre (sì perché in casi del genere, ovvero ritrovamento di cani, mio padre tenta con tutte le sue forze e la sua autorità di imporre il suo NO! categorico, ma nessuno lo ascolta, poverino!), si decise di andare a prenderlo e di portarlo dal veterinario e, visto che ci trovavamo, perché non sperimentare un veterinario nuovo? maaa sìì... facciamo questa pazzia! Quindi, cane malconcio, veterinario nuovo... si parte!
Diagnosi:
- rogna;

- leishmaniosi;

- zampa rotta e cicatrizzata male;
- mancanza di piastrine;
- numero bassissimo di globuli bianchi e rossi.
Da rottamare, insomma... il nome giusto poteva essere solo uno: Piero!
Se ne stava in un angolo, fermo, senza abbaiare, era estremamente ubbidiente, mai avuto un cane talmente ubbidiente... camminava per strada anche senza guinzaglio e non si allontanava, anzi aspettava che lo si raggiungesse, aspettava la passeggiatina per fare i suoi bisogni... si lamentava per le siringhe, questo sì... ma per il resto non creava alcun problema!
Il ritrovamento avvenne il 17 Agosto.

Oggi, 27 Settembre, Piero è un disastro!!!!!! Non si può aprire una porta che ci si infila, molto maldestramente aggiungerei, spesso inciampando e trascinandosi le zampe posteriori nella foga della fuga dalle urla "Pieroooo, torna qui!". Spisciazza ovunque, sembra avere un rubinetto che perde ed una paresi alla zampa, portarlo a fare la passeggiatina è diventata un'impresa, tira come se fosse un alano e mangia qualsiasi cosa si trovi sotto il naso, non vuole farsi fare le siringhe, anche quella è diventata un'impresa, inizia a piangere prima ancora che si pensi di fargliela, abbaia in continuazione senza alcun contegno e sfodera il suo pisellino ovunque, senza ritegno...
Abbiamo una peste!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
Ammetto, però, che è una peste simpatica! Per farti le feste si attorciglia tutto su se stesso, poi si piega , si distende, si struscia e ci si impegna così tanto che potresti anche andartene, non se ne accorgerebbe. Per farsi mettere il guinzaglio per la passeggiatina protende il collo e si immobilizza per aiutarti nell'impresa, se non lo fai subito però si scoccia e ricomincia ad attorcigliarsi... Quando apri lo sportello della macchina ci si infila senza pensare, ma dato che ha la zampa posteriore ancora malconcia, fa leva sulle anteriori per entrare, la stessa cosa fa quando si deve sedere... lo chiamiamo Yuri Chechi! Quando lo leghi da qualche parte inizia a saltare sul posto, con le orecchione che svolazzano, stile Dumbo! E se gli dici "Cuccia, Piero!", lui si spalma per terra a pancia in su e pretende le coccole... poi, se lo sollettichi sotto le zampe anteriori, si improvvisa attore e fa la pubblicità del Borotalco.. Altolà al sudore!
Il pisellino, però, lo sfodera in tutte le situazioni...

Wednesday, September 27, 2006

Ça c’est à toi

Je sais qui il y a des gents qui regardent mon blog, mais ils ne comprennent pas ce que j’écris parce qu’ils ne parlent pas italien… donc, pour une fois, je veux écrire en français et à toutes les gents qui le comprennent je m’excuse si mon français n’es pas parfait !

Pour toi qui ne comprends pas ma langue maternelle, je veux t’expliquer un peu de quoi je parle ici. Je parle de ce que j’ai vu, je parle de ton monde et des gents que j’ai connu, des plus profondes yeux que j’ai vu dans toute ma vie jusqu’à maintenant, des voix que j’ai entendue, en cherchant de faire comprendre a mes amis ici ce que j’ai perçut… mais malheureusement je crois que je ne serais jamais capable… si on ne voit pas, on peut pas comprendre !

Je commence par oublier, par ne pas penser toujours à les gents de Yobri, de Nagaré et des touts les villages qu’on a vu… je veux écrire pour ne pas oublier, afin de penser à vous, à toi et à toutes les moments qu’on était ensemble dans les villages et à Ouaga, quand on allait dans les routes de la ville en moto, quand on parlait avec les villageois, quand on dormait à la belle étoile, quand on était bien ensemble… Chaque fois que j’entende la voix de Tafarou qui m’appelle de Tambaga, je me rappelle de Yobri, du RAV et de sa toux, du cabri que David Nioula de Yirini nous avait donné… et toute de suite mes yeux brillent et je me sente bien… il y a personne ici avec lequel parler de ça, personne qui peut comprendre, même pas ce qui était avec nous… on a déjà tous oublié, comme si c’était une mauvaise expérience… pour moi c’est la meilleur expérience que j’ai jamais fait… elle m’a changé, je ne sais pas comment, mais je me sente diverse et c’est à toi aussi que je le doit… merci… tu es une des meilleurs personnes que j’ai jamais rencontré et tu me manques beaucoup !

Je te veux bien… ça c’est seulement à toi…

And the winner is...

Ecco a voi, signore e signori, l'ultima creazione del mitico!
Stupite alla vista di questo capolavoro... sgranate gli occhi e spalancate le bocche, fate quello che volete ma guardatevelo perché è troppo divertente! ;)

Sono lieta di presentarvi le...
Memoirs of another Geisha

Sunday, September 24, 2006

Amici...

Vegetable Amleth
In the Mood for Vegetables

...ecco la gente che conosco!... ;-)

...la sua fonte d'ispirazione...
I am a Banana

... ragazzi, Andrea!

Friday, September 22, 2006

Infinità numerica

Quante volte si possono stringere i denti prima che inizino a scheggiarsi?
Quante volte si possono piantare i piedi, tendere le braccia verso il basso, stringere i pugni, serrare le labbra, stringere i denti e respirare profondamente?
Quante volte ci si può piegare senza spezzarsi?
Quante volte ci si può spezzare?
Quante volte ci si può sentire in colpa per una situazione di cui non si ha colpa?
Quante volte si possono ascoltare le stesse lamentele?
Quante volte si può odiare quello che si ascolta?
Quante volte si può non capire una persona?
Quante volte si può tentare di capirla?
Quante volte si può tentare di fare una cosa prima di capire che non si è capaci di farla?
Quante volte si può creare prima di capire che non si sa creare?
Quante volte si può capire di essere un nulla?
Quante volte la gente che ti circonda può fartelo capire?
Quante volte si può capire di non aver concluso nulla in tanti anni?
Quante volte si può credere in se stessi prima di smettere?

Esiste un numero di volte? Esiste un maledettissimo numero?

Thursday, September 21, 2006

Difficoltà quotidiane



Ci svegliammo che era ancora buio, saranno state le due o forse anche le tre... eravamo nel villaggio di Yobri, nel cortile della concessione del rappresentante amministrativo, un signore sulla sessantina con una forte tosse ed un grande pancione. Ora che ci penso, è stato l'unico uomo grassoccio che abbia visto in villaggio, anche se a guardarlo se la passava molto peggio di molti altri smilzi! Eravamo sulle nostre brandine, io avevo trascorso la notte a lottare con il vento, per evitare che la mia zanzariera mi finisse perennemente in bocca, e con un insetto mai visto prima di allora, che si aggirava per il mio sacco a pelo. Ad un certo punto avvertii l'irrefrenabile bisogno di andare in bagno, grande eufemismo quando ti trovi in un villaggio africano, nel senso che i bagni non esistono.. nelle concessioni ci sono le latrine (niente di più che spazi recintati da muretti alti poco più di un metro)... ma in quella in cui eravamo noi non ci era permesso usare le latrine ed ogni volta uscivamo a cercare nuovi posti per espletare i nostri bisogni. Fatto sta, che quando ti svegli di notte in un villaggio africano, la luna non c'è ed hai solo una mini-torcia per muoverti e non ci vedi niente di niente, trovare anche un posto per pisciare dove non ci siano porci, asini, capre, polli ad inseguirti, sembra diventare un'impresa! Beh, insomma... io ed Ileana ci svegliammo che era ancora buio, entrambe con una necessità impellente di trovare un cespuglio, un albero, il muretto di una casa, un sasso... qualsiasi cosa.. bastava che trovassimo qualcosa! Uscite dalla concessione con le nostre mini-torce ci incamminammo prima verso sinistra, dove di solito andavamo. Qui, alzando la luce per vedere cosa ci fosse, ci trovammo di fronte ad un gruppo di asini che in piedi cercavano di dormire... peccato che la nostra luce li svegliò tutti e cominciarono in coro a protestare, ragliando forte e muovendosi in diverse direzioni... quasi sembrava una diaspora! Spaventate da tutto quel casino facemmo dietro-front e ci incamminammo verso destra... dopo pochi metri trovammo un gruppo di porci che si spalmavano nei fluidi che fuoriuscivano dalla concessione, all'altezza delle latrine. Anche loro, spaventati dalle nostre luci iniziarono ad urlare e a scappare schizzando fluidi a destra e a manca... diciamo che in solo cinque minuti svegliammo tutti gli animali che circondavano la concessione e molto probabilmente anche la gente che dormiva al suo interno. Ma avevamo troppo bisogno di trovare un posto tranquillo ed andammo avanti... arrivammo fino alla strada, stavamo per accingerci a nasconderci una a destra e l'altra a sinistra di un grande baobab, notoriamente alberi sacri... ci dicemmo che gli spiriti avrebbero capito! Non ci eravamo neanche avvicinate alle nostre postazioni quando passò un signore in bici e con un mini faro illuminò tutta la nostra zona... no... il baobab era grande ma non andava bene... allora provammo con un altro albero, ma stavolta passò qualcuno a piedi... incredibile quanta gente passi quando hai bisogno che non ci sia nessuno! Alla fine optammo per la chiesa.. se gli spiriti avrebbero capito perché il Signore non avrebbe dovuto... per par condicio ci dicemmo che anche lui avrebbe compreso... quindi una alla volta ci nascondemmo dietro i muri della chiesa e ci liberammo del nostro peso... lasciatevelo dire... in un villaggio africano la cosa più difficile è andare in bagno!!!

Wednesday, September 20, 2006

La mia Africa



Spazi immensi, colori forti,
occhi grandi, sguardi profondi,
storie appassionanti, linguaggi melodiosi,
mani tese, ventri gonfi,
odori forti, cibo scarso,
pozzi neri, acqua bianca,
vita difficile, ambiente perfetto...

Tuesday, September 19, 2006

Un sentimento condiviso...


«L'Africa è un continente estremamente affascinante [...], è il fatidico, ironizzato "mal d'Africa". L'espressione è così logora che quasi me ne vergogno: eppure ho avvertito quel dolce incantesimo, quella sottile nostalgia che colpisce chi visita questo continente e che spesso accompagna per tutta la vita il viaggiatore che ha saputo cogliere la vera essenza dell'Africa. Spesso mi chiedo perché i momenti legati ai soggiorni africani sono più forti o più incantati di quelli collezionati in altri viaggi. Nessuno parla mai di mal d'America o di mal d'Australia. [...] Un affettuoso ricordo mi lega ai tanti africani che ho conosciuto lungo le strade del continente e che mi hanno offerto simpatia e grande comprensione. È stato un privilegio lavorare in Africa: nel nostro mondo tutt'altro che facile è di conforto il ricordo del grande potenziale umano delle genti africane. Ad esse va il mio costante pensiero e la mia profonda gratitudine.»


Carlo Cencini

Monday, September 18, 2006

Quanti anni hai?

"Quanti anni hai?"
"Ne ho ventiquattro, perché?"
"Eh, no... ragazzina... non puoi sapere nulla della vita tu. Che fai?"
"Io studio, ora mi laureo e poi cerco lavoro... ma sai, non so ancora cosa cercare... quello che vorrei fare è ambizioso e forse troppo per le mie capacità ed in molti mi dicono che miro troppo in alto... forse dovrei essere più umile!"
"Si dovresti... sei troppo giovane... anche io ero come te alla tua età... credevo in molte cose, ma ora sono diventato cinico. Sei uno spirito vivo, ti ammiro... ma le tue ali verranno spezzate molto in fretta... o forse qualcuno l'ha già fatto, ma tu non te ne rendi ancora conto!"
"Tu che hai tanti anni in più di me e queste cose le hai già vissute, che mi consigli?"
"A me non interessa ragazzina... il mondo è un pozzo, io ho trovato la strada per avvicinarmi alla luce, tu sei ancora lì che tenti di arrampicarti, ma scivoli in continuazione, le unghie ti si spezzano ed hai le mani piene di sangue... Io ho trovato la strada, ora tocca a te salvarti, io non posso aiutarti... Sei una persona meravigliosa e farai cose meravigliose nella tua vita, ma a me non interessa!"
"Ma allora che ci stai a fare tu qui?"
"Infatti non ci sono, sei tu che mi vuoi qui e fai di tutto perché io resti accanto a te, ma io non ne ho alcuna voglia... anzi, sai che ti dico... me ne vado..."
"No.. non andare... non andare... ti sto chiedendo aiuto... resta!..."

Sunday, September 17, 2006

Un amore imperfetto

Oggi ero seduta su una panchina di legno in un parco fatiscente, dove gli alberi da molto ormai non sono più curati e l’erba cresce senza sosta, libera di poter estendere le proprie radici ovunque, anche dove un tempo non poteva. È un bel parco, vecchio, triste e stanco come chi ha vissuto ormai gran parte della propria vita ed attende da un momento all’altro la morte. Mi piace, racconta storie in ogni suo angolo ed ascolta le mie, anche se non parlo. Il legno su cui ero seduta era ormai fradicio, inumidito e reso sempre più debole dalle continue piogge… non era molto sicura come seduta, ma la precarietà in quel momento non mi dispiaceva. Da poco aveva smesso di piovere, era una delle prime piogge della stagione ed io, un po’ infreddolita, leggevo il mio libro. Interessata seguivo ogni parola, ogni capoverso, ogni pagina… non riuscivo a staccare gli occhi dal fiume di parole che leggendo mi attraversava la mente. Ma il parco sa quando attirare la mia attenzione sulle cose che preferisce: una folata di vento ha scosso i rami della quercia che era proprio sopra la mia testa e mille gocce d’acqua si sono riversate sui miei vestiti e sul mio libro, bagnandomi quasi interamente. Ho dovuto distogliere lo sguardo dalle mie letture avvincenti e nel tentare di asciugarmi ho alzato lo sguardo… e l’ho visto! Era seduto sulla panchina di fronte alla mia, stretto nelle sue spalle minute, indossava un impermeabile blu, dei pantaloni rossi ed accanto a sé aveva una piccola scatola quadrata, in velluto verde, ed un bocciolo di rosa bianca. Con le mani giunte appoggiate sulle ginocchia, dondolava avanti ed indietro e, fissando la stradina in terra che divideva la mia panchina dalla sua, sospirava. L’ho osservato per qualche minuto, ma lui non si era accorto nemmeno della mia presenza… dovevamo essere gli unici ad essere in quel parco, molti non sanno neppure della sua esistenza. Dopo poco mi sono alzata ed ormai completamente intenerita dalla sua espressione triste, mi sono avvicinata a lui.
“Si sente bene?”, gli ho chiesto. “Oh… signorina, non mi ero accorto che c’era qualcun'altro oltre me… sa, io vengo spesso qui, ma non c’è mai nessuno, il parco è troppo vecchio, alla gente ormai le cose vecchie non piacciono. Ma io amo venire qui, le piante mi parlano e a me piace ascoltarle… a volte sono loro ad ascoltare me… anche se non parlo!”. Aveva disteso il viso e si sforzava di essere gentile e di sorridermi, ma nei suoi occhi traspariva una vena di tristezza. “Ero seduta lì e l’ho vista, ho notato che è un po’ triste e mi chiedevo se non potessi esserle d’aiuto…”, ho azzardato. “Eh, signorina… se solo potesse… ma la verità è che tante volte nessuno può aiutarci, ci serve solo tanto coraggio. Ho trent’anni, un lavoro ben remunerato, degli amici consolidati, una famiglia che mi sostiene, ma in realtà sono una persona sola! Amo, signorina, amo più di quanto lei immagini, amo fino a sentirmi due metri da terra quando la vedo e tre metri sotto terra quando non c’è…”. “Ma è una cosa meravigliosa, allora perché è così triste?”, nel parlare agitava freneticamente le mani, tanto da rischiare di cadere più di una volta, gli occhi gli brillavano ed un lieve sorriso si era acceso sul suo viso. “Mi guardi, signorina, sono un nano… ho la testa più grande del corpo, le mani tozze e le tasche piccole… lei, invece, è bella, alta, filiforme… è una ballerina sa? Si muove su qul palcoscenico facendo volare le sue vesti nere, ogni suo movimento è armonioso, ogni suo gesto delicato… come potrebbe volere uno scarto della natura? Guardi, le ho fatto fare un carillon…”. Aprì la sua scatola di velluto verde, le pareti interne erano di un beige chiaro ed in fondo alla scatola, nel centro, c’era una ballerina vestita di nero, con le braccia alzate che, in posizione fiera, ruotava su se stessa al ritmo di una dolce musica suadente.
“È bellissimo… perché non lo regala alla sua ballerina?”
“Ho provato, ma mi manca il coraggio… non sopporterei un rifiuto”
“Forse è meglio vivere di rimorsi che di rimpianti, non crede?”, stavo per finire la frase quando dal fondo della stradina vedo arrivare una donna, una bellissima donna elegantemente vestita che, con aria confusa, si guardava attorno, come se cercasse qualcosa o qualcuno… si avvicinò frettolosamente a noi e si piegò verso il triste signore.
“Je t’ai cherché partout, tu étais où? On m’a dit que tu étais parti et tu ne voulais plus retourner… est-ce que c’est vrai?”. La sua espressione era cambiata, l’aveva vista ed ora tremava come se di colpo fosse sceso l’inverno e l’avesse colto impreparato. Dal volto di lei traspariva il timore di perderlo. Hanno parlato tanto… io mi sono allontanata e sono tornata sulla mia panchina a fingere di leggere… in realtà li osservavo.
Oggi ero seduta su una panchina di legno in un parco fatiscente ed ho visto una coppia buffa allontanarsi dopo essersi dichiarati il proprio amore, un nano dalle tasche piccole ed una ballerina dal passo elegante... un amore perfetto.

Saturday, September 16, 2006

Iniziamo...

ecco... finalmente mi sono decisa... ho creato il mio blog... che poi ora mi trovo di fronte ad una pagina bianca e non so nemmeno cosa dire... alla prossima sbronza di sicuro saprò cosa scrivere... quando bevo vomito fiumi di parole e trovo ingiusto non rendere partecipe dei miei rigurgiti tutto il mondo, o almeno coloro che capiscono la mia lingua... anche se non è detto che non incominci a scrivere in un'altra lingua... quindi direi coloro che capiscono la lingua in cui scrivo...
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... no... decisamente al momento non ho nulla da dire!