Friday, December 29, 2006

Innocenza

Che bello essere bambini, dici le cose come ti vengono in mente, senza malizia e senza nascondere nulla... perché non hai nulla da nascondere quando sei piccolo...
Ed agisci senza pensare, perché non ci sono azioni su cui devi riflettere...
E a tutti vien da ridere quando un bimbo agisce o parla, perché lo fa spontaneamente!

Ma quando diventi grande non funziona più così... vorresti agire e parlare istintivamente, ma non puoi... e forse non riesci neanche, perché hai paura di quello che accadrà dopo... rifletti troppo prima di aprir bocca o di muovere una mano e finisce che il tempo giusto per fare le cose vola via prima che tu abbia terminato di riflettere e le cose non si ripetono più. Oppure quella volta nella tua vita decidi di agire con spontaneità, e lasciarti prendere dall'istinto... ma subito dopo te ne penti, perché non sei un bambino e la gente non sorride più alla tua naturalezza!

Vorrei essere bambina nell'anima ed adulta nel corpo, agirei e parlerei spontaneamente senza provare rimpianti e sensi di colpa!

Wednesday, December 27, 2006

Propositi

Dunque, quest'anno sta finendo e come in tutti gli anni, in questo periodo, si comincia a fare una lista di buoni propositi per l'anno che sta per iniziare... e per questa volta li voglio fare anche io!

Bene, io ne ho solo tre... per il nuovo anno mi propongo di:

  1. finire una vita ed iniziarne un'altra
    (ne ho nove, come i gatti!);
  2. guardare avanti e smetterla di sbirciare alle spalle
    (che sarebbe ora!);
  3. vedere un nuovo pezzo di mondo a modo mio
    (rigorosamente SOLA!).
...

Mi sa che non sono buoni propositi questi, ma solo progetti...

Bah, qualunque cosa siano funzionano comunque, l'importante è prefiggersi di rispettarli!

Monday, December 25, 2006

Ways to home

Millions they are, just one is what I'm after
Hundreds their directions, just one of them I'd like to take
Hope to find it one day
... somehow, somewhere...

Thursday, December 21, 2006

Un urlo nel quartiere

Era ancora ferma lì, in piedi, con il braccio destro teso e la pistola in mano, puntata ancora contro la testa dell’uomo. Maledetto, se l’era proprio meritato! Il suo respiro era fermo, calmo, aveva agito razionalmente, niente panico, niente affanni… era tanto che voleva farlo! I suoi capelli, neri come la pece, le cadevano sul viso e nascondevano parte della sua fisionomia.

Pulì bene la pistola e la lanciò sul corpo dell’uomo riverso a terra, nessuno sarebbe mai arrivato a lei… non aveva mai avuto alcun contatto con quel verme, non sapeva nemmeno come si chiamasse, era incensurata, anche se avesse lasciato delle impronte in giro, non l’avrebbero trovata…

Si guardò in giro… nessuno! Indossò cappotto e guanti, le uniche cose non sporche di sangue, e si allontanò… l’unico rumore fu il ticchettio dei suoi tacchi nella stradina appena illuminata dai primi raggi del sole.

Era l’alba e la città non si era ancora svegliata… salì in macchina e guidò fino a casa. Era tranquilla e felice, come se avesse fatto qualcosa che desiderava da tanto. Camminando a passo lento, giunse fino alla porta d’ingresso, infilò la chiave e l’aprì. Viveva in un appartamento di sole tre stanze con un bel gatto bianco, Miss Evie, che, nel sentirla rientrare, le corse incontro in cerca di coccole. Salutò Miss Evie, lasciò le sue cose sul divano e si diresse verso il bagno, pronta a fare una lunga doccia. Mentre l’acqua calda picchiava sul suo viso e riscaldava il suo corpo intorpidito dal freddo, decise che sarebbe dovuta andare via, non sapeva dove, ma da qualche parte sarebbe andata.

Uscì dalla doccia, si vestì accuratamente, prese una valigia e la riempì. Miss Evie la osservava, quasi incredula. La ragazza prese tutto il necessario, almeno tutto quello che credette indispensabile per lei. Salì sulla sua auto, con le sue valigie piene e Miss Evie sul posto accanto a lei e si diresse verso la banca, chiuse il suo conto e ritirò tutti i contanti. Partì. Il sole batteva sul cofano della macchina, la musica la rasserenava, Miss Evie era sdraiata e faceva le fusa socchiudendo gli occhi, godendosi il caldo del sole. Partì. Non salutò nessuno, a parte il padrone di casa, da cui passò a lasciare i soldi dell’affitto, disdicendo il contratto. Partì senza sapere dove andare, se ne andò.

Nello stesso istante, un bambino entrò in una strada senza uscita, cercava il suo pallone giallo, con cui stava giocando con i suoi amici. Lo trovò in un angolo, ma era sporco… di sangue… si voltò e lo vide… un uomo riverso a terra, coperto di sangue con un buco in testa, immerso in una pozza di colore rosso vivido.

Si sentì un urlo stridulo, sembrò che la vita si fermasse, solo quell’urlo in tutto il quartiere…

Sorridi...

Sdraiata su del morbido velluto blu, con le braccia e le gambe aperte, con la testa sprofondata in batuffoli di cotone, respiro il profumo dell'aria...

Sono serena e non so come mai!

Wednesday, December 20, 2006

Ritornare

Come quel dolce profumo, che da tanto non avvertivi più e che tante cose ti riporta alla mente,
o come un conato di vomito, che ti fa bruciare lo stomaco e ti lascia un sapore acido in bocca?

Ci sono delle cose che, nel tempo, ritornano...

Tutto sta nel capire come ci si sente quando questo accade.

Pettegolezzo

Questa città è piccola, tutti sanno tutto di tutti… lo sto scoprendo solo ora! Ed in un secondo ti trovi a sentire storie a cui non riesci a credere… beh, in fin dei conti se ci pensi bene, poi ci potresti anche credere… ma non è questo il punto!

Il punto è che questa città è piccola… quasi più piccola del paese in cui ho vissuto per 18 anni della mia vita… almeno lì non c’è nulla da fare, c’è un solo baretto che chiude alle 11 di sera, in quelle serate di follia intensa, o addirittura a mezzanotte durante la festa di paese, quindi la gente, per divertirsi, racconta le vicende di paese… che a volte diventano intriganti, coinvolgono persone dei paesi vicini… ci si appassiona… la storia ha sempre un seguito…

Ma questa è una città, fa provincia, un’estesa provincia… eppure mi ricorda il mio paesino remoto della valle caudina… e poi qui le storie non sono avvincenti, solo scandalose e basta… non ci si appassiona, finiscono con l’inciucio…

Eeehh, mi sa proprio che dovrò insegnare a questi cittadini come funziona il vero pettegolezzo…

Monday, December 18, 2006

Pensaci!...

Capitano quei giorni in cui non hai voglia di fare niente, altri in cui non fai niente, altri ancora in cui non hai voglia di vedere nessuno, poi ci sono quelli in cui resteresti a casa, e quelli ancora che tratteresti male tutto e tutti...

Quei giorni capitano... ma quando finiscono?

Esprimiti!...

Uhm...
Bah...
Uhmpf...
Snort...
Beh... ehm... naaaa!
Uhm...

MAH!

Friday, December 15, 2006

Il mistero del sacco nero

Vivo in un bilocale, in una palazzina di soli tre appartamenti: in uno abito io con una ragazza, in un altro c’è un ragazzo trentenne e nel terzo due ragazze siciliane, anche loro sui trent’anni. Insomma, una casetta carina ed una palazzina giovanile, ed anche se non abbiamo mai stretto forti legami di amicizia con i nostri vicini, la convivenza procedeva tranquilla… finché… non accadde qualcosa di misterioso…

Mesi fa, accanto al nostro bidone dell’umido, posizionato nei pressi della porticina d’ingresso, iniziarono a proliferare i sacchi neri: qualsiasi giorno, a qualsiasi ora si potevano trovare almeno quattro enormi sacchi neri che, puntualmente, i cani del vicinato aprivano accuratamente e di cui spargevano l’intero contenuto davanti alla porta d’ingresso. Ora, il mio pubblico sappia che in questa città, come in molte altre città italiane, vige la raccolta differenziata, di cui gli inquilini di questa palazzina, purtroppo, non capiscono un emerito nulla!

Io e la mia coinquilina abbiamo iniziato a sospettare del nuovo arrivato, l’inquilino del primo piano, il trentenne. Sì, ci dicevamo, dev’essere lui… è arrivato da poco e non capisce ancora come si fa, nonostante io abbia tentato di spiegarglielo due volte! Per noi, il colpevole era lui!!! Ci siamo improvvisate Sherlock Holmes ed il suo fido aiutante Watson, non so bene chi delle due fosse chi, ma di fatto abbiamo iniziato ad osservare i movimenti del trentenne piemontese... nascoste dietro le finestre, in bilico sui davanzali, sulle punte dei piedi... Holmes e Watson, femmine equilibriste!!!

Poi un giorno abbiamo deciso che, forse, per la nostra incolumità, era più utile scrivere un biglietto chiarificatore sulla porta d'ingresso... a dire il vero più che un biglietto chiarificatore sembrava un cartello intimidatorio... ma questi sono solo particolari inconsistenti! Era sera, cenavamo alla nostra tavola imbandita (due misere tovagliette e due piattini per bambole!), quando ad un certo punto... suonano alla porta! Era il trentenne piemontese... TATATADA!!!!... "Ma ce l'avete messo voi quel cartello sulla porta?!?", esordisce con questa frase... ingoiamo il boccone... "Ehm... sì!"... E così comincia una lunga conversazione sull'immondizia, i bidoni, la differenziata... Insomma, la nostra cena si raffredda ed i nostri sospetti sul trentenne si affievoliscono!

La porta si chiude dietro i suoi saluti. No... non è lui! Abbiamo concentrato i nostri sforzi su di lui...Ebbene, sbagliavamo! Quindi ci siamo messe a rimuginare... e pensa che ti ripensa... ma certo! Solo pochi giorni fa abbiamo scoperto che, al piano terra, con le due ragazze siciliane ora vive una vecchia, madre di una delle due... abbiamo iniziato a sospettare della vecchia…

Le ragazze non potevano essere, sono anni che vivo qui e loro ci abitano da sempre e questi problemi sono sorti solo qualche mesetto fa... rimaneva la vecchia! Ebbene, dopo aver appeso il nostro cartello, i sacchi neri sono spariti!!!

Avevamo vinto la battaglia, ma non potevamo essere sicure... quindi il mistero resta… sarà davvero la vecchia?... TATATADAAAA....

Thursday, December 14, 2006

Colpo di pistola

disegno di Fifou recuperato all'indirizzo:
http://www.signalethik.com/artistes/arts/fifou/fifou.html


Aprì gli occhi e molto confusa ed intontita si guardò attorno: era stesa su dei cartoni, in un angolo buio di una stradina stretta e senza uscita. Non riusciva a capire come ci fosse arrivata, il sole picchiava forte sulla sua testa e si rese conto di avere addosso ancora i vestiti della sera prima, quelli che aveva scelto con cura prima di uscire. Lo sguardo le cadde sulle sue mani, erano sporche… un colore rosso vivido le copriva i palmi e si era incrostato intorno alle sue unghie. Cos’era? Lo osservò meglio, ancora frastornata dal risveglio, avvicinando le mani al viso… era… non poteva essere… era sangue! Il suo cuore iniziò a battere freneticamente… cosa le era successo? Come ci era arrivata lì? L’ultima cosa che ricordava era quel locale con le poltrone di pelle rossa e la risata convulsa della sua amica ubriaca…

… poi il nulla… dov’era la sua amica ora? E cosa diavolo ci faceva lì, tra quell’immondizia?

Il sangue era il suo? Cercò ovunque sul suo corpo, ma non aveva nessuna ferita ed anche se la testa rimbombava di dolore, non una sola goccia di sangue ne scendeva. Ma allora, se non era il suo, tutto quel sangue di chi era? Si era resa conto di averlo dappertutto… sulle gambe, sulle braccia…

Cercò di alzarsi e, nel farlo, i cartoni alla sua sinistra scivolarono mostrando il corpo di un uomo ben vestito, un completo grigio e delle scarpe costose, riverso per terra, sulla pancia, inerme. Anche l’uomo era sporco di sangue, ma stavolta la ferita era ben evidente: un foro di pallottola all’altezza del rene sinistro. Una pozza di sangue in corrispondenza della ferita convinse la ragazza della morte dell’uomo… un solo pensiero la tormentava: “L’ho ucciso io! Sono stata io!”. Continuava a muoversi avanti ed indietro, il ticchettio dei suoi tacchi rimbombava in tutta la stradina, non riusciva a calmarsi.

Poi d’un tratto si fermò, vide il volto dell’uomo… lo osservò bene, aggrottò la fronte… tutto le venne alla mente! L’uomo si mosse, non era morto… aveva ancora un flebile soffio nei polmoni… la pistola era proprio accanto al suo corpo, lei si abbassò e la prese. Lui tossì e fece per voltarsi sul fianco… lei lo guardò bene e poi premette il grilletto… un solo colpo in testa… l’uomo era morto!

Wednesday, December 06, 2006

Mea culpa!

Eh sì, in questi casi è buon’usanza
D’un mea culpa l’osservanza,
Poiché io ebbi poco tatto
Ed il mio scritto fu distratto!

Nel trattare in questa sede
D’un cagnetto nuovo erede
Di cure ed affetto familiare,
Ohibò, tralasciai un particolare!

Di tutti in famiglia parlai,
Eppur, ahimè, qualcuno dimenticai.
Ella è, nella vicenda, essenziale
Poiché riveste un ruolo principale!

Chiedo venia alla cara amica,
Recito il mea culpa, senza fatica!
Veronica, mi dispiace
Se la storia di Piero il tuo nome tace.

Monday, December 04, 2006

Chi sei?

Chi sei? Ti conosco? Ti ho già visto, ne sono sicura…

Eri in piedi davanti al bancone di quel bar, avevi un bicchiere mezzo vuoto in mano, uno sguardo triste ed ascoltavi disinteressata quel fiume di parole che quel bel ragazzo di fronte a te vomitava.

Non mi hai visto, ma io ho visto te… sembravi profondamente assorta nei tuoi pensieri ed annuivi sorridente ad ogni affermazione del ragazzo, anche se in realtà non stavi ascoltando e ti chiedevi quando se ne sarebbe accorto… forse all’ennesimo segno della tua astrazione totale da quel luogo e da quel momento.

Ti ho osservato, i tuoi occhi scuri lucidi, i tuoi capelli sciolti sulle spalle, i tuoi movimenti dolci… a cosa pensavi? Forse a nulla, forse a te, forse a quel ragazzo, forse a quel bicchiere…

Mi ricordi qualcuno, ti ho già visto!

Sunday, December 03, 2006

Sssshhhh!!!!

Silenzio… che nulla si muova… stai fermo, non ti muovere!

Che rumore assordante, che frenetica confusione… tu resta fermo… non muovere un muscolo, non reagire… guarda davanti a te, osserva quello che vedi.

Ascolta! C’è un silenzio tanto profondo da diventare rumore…

Guarda! Il buio è tanto cupo da diventare luce…

Quello che vedi non sta accadendo, quello che accade non lo vedi… sei solo, immobile che scruti il buio ed ascolti il silenzio… tutto ti appartiene, ma nulla è veramente tuo.

Vuoi una sola cosa, ma non l’avrai!

Una sola cosa vuole te, ma non ti avrà!

Fermo, resta immobile… non ti muovere…

Saturday, December 02, 2006

Era una notte buia e tempestosa...

disegno di Vince Dubois recuperato a questo indirizzo:
http://www.vince-cartoon.be/Files/media/07-ONESHOTS/90draft_train.jpg

La fanciulla si svegliò di soprassalto, colta da un incubo feroce che aveva agitato le sue membra e scosso il suo stato d’animo. Nell’alzarsi di scatto nel letto lanciò un grido, ma nessuno poteva sentirla… quell’enorme casa era vuota, tutti erano partiti e a lei era spettato il compito di sorvegliare quelle fredde mura. Il cuore batteva a mille, gli occhi sgranati nel buio a comprendere dove si trovasse… era ancora sdraiata e legata su quelle gelide rotaie mentre il suo aguzzino ghignava ed il treno giungeva? No.. nessun fischio in crescente vicinanza, nessuna risata beffarda… forse era stato solo un incubo… ma allora… cos’era quella luce lì in fondo che si avvicinava sempre più? E quel freddo pungente? Non poteva essere… non sentiva nulla, né il fischio del treno né alcun altro rumore… Ad un tratto capì, era davvero legata alle rotaie, l’aguzzino doveva essere scappato via e lei era… sorda… sì, sorda… urlò, ma non sentì la sua stessa voce… la paura cresceva, la luce si avvicinava, ma lei non sentiva nulla… e…

La fanciulla si svegliò di soprassalto, colta da un incubo feroce che aveva agitato le sue membra e scosso il suo stato d’animo. Non si mosse, ma osservò in giro con circospezione… questo sarebbe stato un sogno o la realtà? Continuava a non sentire nulla, ma stavolta non vedeva alcun faro luminoso nell’oscurità… dove si trovava? Il buio ingoiava tutto, provò a muoversi ma sentì di essere bloccata… i suoi arti non rispondevano… non riusciva a muovere nulla… ruotò la testa e lo vide, il faro del treno si avvicinava… nessun rumore e nessun movimento… urlò, ma quello che ne uscì fu un suono indistinto… anche la sua voce era immobilizzata… sempre più vicina, la luce ora la illuminava completamente… e…

La fanciulla si svegliò di soprassalto, colta da un incubo feroce che aveva agitato le sue membra e scosso il suo stato d’animo. Che diavolo stava succedendo? Il buio era sempre più fitto e lei sempre immobilizzata, mentre il freddo s’insinuava nelle sue ossa e la scuoteva percorrendola con brividi… si sforzò di capire cosa stesse accadendo… ma era troppo buio… continuava a girare la testa per guardarsi intorno, ma non vedeva nulla… solo un nero intenso… eppure, sentiva vibrare qualcosa sotto di lei, una vibrazione che aumentava sempre di più… qualcosa si stava avvicinando… cercò il faro ma non riuscì a trovarlo… ma avvertiva che il treno doveva essere vicino… e…

La fanciulla si svegliò di soprassalto, colta da un incubo feroce che aveva agitato le sue membra e scosso il suo stato d’animo…