Era ancora ferma lì, in piedi, con il braccio destro teso e la pistola in mano, puntata ancora contro la testa dell’uomo. Maledetto, se l’era proprio meritato! Il suo respiro era fermo, calmo, aveva agito razionalmente, niente panico, niente affanni… era tanto che voleva farlo! I suoi capelli, neri come la pece, le cadevano sul viso e nascondevano parte della sua fisionomia.
Pulì bene la pistola e la lanciò sul corpo dell’uomo riverso a terra, nessuno sarebbe mai arrivato a lei… non aveva mai avuto alcun contatto con quel verme, non sapeva nemmeno come si chiamasse, era incensurata, anche se avesse lasciato delle impronte in giro, non l’avrebbero trovata…
Si guardò in giro… nessuno! Indossò cappotto e guanti, le uniche cose non sporche di sangue, e si allontanò… l’unico rumore fu il ticchettio dei suoi tacchi nella stradina appena illuminata dai primi raggi del sole.
Era l’alba e la città non si era ancora svegliata… salì in macchina e guidò fino a casa. Era tranquilla e felice, come se avesse fatto qualcosa che desiderava da tanto. Camminando a passo lento, giunse fino alla porta d’ingresso, infilò la chiave e l’aprì. Viveva in un appartamento di sole tre stanze con un bel gatto bianco, Miss Evie, che, nel sentirla rientrare, le corse incontro in cerca di coccole. Salutò Miss Evie, lasciò le sue cose sul divano e si diresse verso il bagno, pronta a fare una lunga doccia. Mentre l’acqua calda picchiava sul suo viso e riscaldava il suo corpo intorpidito dal freddo, decise che sarebbe dovuta andare via, non sapeva dove, ma da qualche parte sarebbe andata.
Uscì dalla doccia, si vestì accuratamente, prese una valigia e la riempì. Miss Evie la osservava, quasi incredula. La ragazza prese tutto il necessario, almeno tutto quello che credette indispensabile per lei. Salì sulla sua auto, con le sue valigie piene e Miss Evie sul posto accanto a lei e si diresse verso la banca, chiuse il suo conto e ritirò tutti i contanti. Partì. Il sole batteva sul cofano della macchina, la musica la rasserenava, Miss Evie era sdraiata e faceva le fusa socchiudendo gli occhi, godendosi il caldo del sole. Partì. Non salutò nessuno, a parte il padrone di casa, da cui passò a lasciare i soldi dell’affitto, disdicendo il contratto. Partì senza sapere dove andare, se ne andò.
Nello stesso istante, un bambino entrò in una strada senza uscita, cercava il suo pallone giallo, con cui stava giocando con i suoi amici. Lo trovò in un angolo, ma era sporco… di sangue… si voltò e lo vide… un uomo riverso a terra, coperto di sangue con un buco in testa, immerso in una pozza di colore rosso vivido.
Si sentì un urlo stridulo, sembrò che la vita si fermasse, solo quell’urlo in tutto il quartiere…
3 comments:
auguri! buon natale e felice anno nuovo!
grazie! anche a te e a famiglia! :-P
no, ma ho assassinato un tizio in un vicolo buio...
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