“Marta! Prendi uno straccio e pulisci quello schifo di vomito sul pavimento del cesso… un imbecille ha pensato bene di lasciarci un ricordo dei suoi bagordi prima di andarsene!... Ah, e poi servi al tavolo tre, sono ore che aspettano!”
La ragazza non rispose e si avviò verso il bagno con uno straccio ed un secchio in mano.
Era passato ormai un anno da quando era arrivata in quella tranquilla cittadina del Sud. Quella notte gelida e piovosa l’aveva condotta dall’unico affittacamere della zona dove aveva pagato per una piccola stanza con letto singolo, bagno e televisore. Nessun altro tipo di arredamento era concepito, ma per lei era sufficiente un tetto sotto il quale ripararsi ed era disposta ad accontentarsi di tutto.
L’affittacamere aveva fatto un po’ di storie per Miss Evie. “Non voglio animali qui!”, aveva detto con tono fermo e deciso. Ma lo sguardo triste di Marta ed il languido miagolio di Miss Evie avevano saputo convincerlo.
Il giorno dopo Marta decise che quella cittadina era abbastanza tranquilla e che sarebbe rimasta lì ed avrebbe cominciato una nuova vita.
Trovò lavoro in un piccolo baretto aperto tutti i giorni a tutte le ore, gestito da una grassa signora il cui principale vezzo era servire i bei giovanotti palpandogli ben bene il sedere. Era la zitella del paese, la conoscevano tutti, ma nessuno si lamentava delle sue morbose attenzioni. Girava voce che garantisse un servizio serale a chi più se ne mostrava bisognoso.
Ma a Marta delle voci non interessava nulla, le bastava fare il suo lavoro, ricevere ciò che le spettava e stare lontana da tutto quello che potesse avvicinarsi al suo passato e a quella tremenda notte di sangue.
La gente del paese ormai la conosceva tutta ed ogni nuovo arrivo rappresentava per lei un’ansia ed una preoccupazione, nonostante fosse passato ormai un anno dall’accaduto.
Tornò dal bagno con aria piuttosta schifata, la puzza del vomito le aveva sempre dato fastidio e raccoglierlo da terra le aveva provocato non pochi problemi.
Al tavolo tre c’erano due nuove facce che Marta non aveva mai visto, ma si capiva bene, alla prima occhiata, che erano poliziotti.
L’ispettore Fritz e l’agente Ricci erano seduti a quel tavolo da ormai un quarto d’ora, analizzando fogli ed osservando foto.
“La modalità è la stessa Ricci, non c’è niente da fare! Un colpo di pistola alla nuca, un vicolo senza uscita ed un’unghia finta laccata di rosso da cui non si riesce a cavarne nulla! Proprio come un anno fa in quel vicolo nei pressi di viale Garibaldi…”
Marta si fermò a pochi passi dal tavolo, il sangue le si gelò nelle vene ed il suo cuore smise di battere per un millesimo di secondo. Il vassoio che portava le scivolò di mano e le tazzine di caffè caddero a terra rompendosi in mille pezzi. Il caffè schizzò ovunque, arrivando a macchiare l’impermeabile dell’ispettore Fritz ed alcune foto sul tavolo.
“Signorina!! Ma stia più attenta! Cosa ha? Non si sente bene?”, l’ispettore si alzò per darle una mano, ma Marta con uno scatto si abbassò ed iniziò a raccogliere i cocci sul pavimento. “Chiedo scusa… è la stanchezza… lavoro troppo!”.
Si diresse verso il bancone con un solo pensiero nella mente: «Mi hanno trovato, sono qui per portarmi in galera!».
La ragazza non rispose e si avviò verso il bagno con uno straccio ed un secchio in mano.
Era passato ormai un anno da quando era arrivata in quella tranquilla cittadina del Sud. Quella notte gelida e piovosa l’aveva condotta dall’unico affittacamere della zona dove aveva pagato per una piccola stanza con letto singolo, bagno e televisore. Nessun altro tipo di arredamento era concepito, ma per lei era sufficiente un tetto sotto il quale ripararsi ed era disposta ad accontentarsi di tutto.
L’affittacamere aveva fatto un po’ di storie per Miss Evie. “Non voglio animali qui!”, aveva detto con tono fermo e deciso. Ma lo sguardo triste di Marta ed il languido miagolio di Miss Evie avevano saputo convincerlo.
Il giorno dopo Marta decise che quella cittadina era abbastanza tranquilla e che sarebbe rimasta lì ed avrebbe cominciato una nuova vita.
Trovò lavoro in un piccolo baretto aperto tutti i giorni a tutte le ore, gestito da una grassa signora il cui principale vezzo era servire i bei giovanotti palpandogli ben bene il sedere. Era la zitella del paese, la conoscevano tutti, ma nessuno si lamentava delle sue morbose attenzioni. Girava voce che garantisse un servizio serale a chi più se ne mostrava bisognoso.
Ma a Marta delle voci non interessava nulla, le bastava fare il suo lavoro, ricevere ciò che le spettava e stare lontana da tutto quello che potesse avvicinarsi al suo passato e a quella tremenda notte di sangue.
La gente del paese ormai la conosceva tutta ed ogni nuovo arrivo rappresentava per lei un’ansia ed una preoccupazione, nonostante fosse passato ormai un anno dall’accaduto.
Tornò dal bagno con aria piuttosta schifata, la puzza del vomito le aveva sempre dato fastidio e raccoglierlo da terra le aveva provocato non pochi problemi.
Al tavolo tre c’erano due nuove facce che Marta non aveva mai visto, ma si capiva bene, alla prima occhiata, che erano poliziotti.
L’ispettore Fritz e l’agente Ricci erano seduti a quel tavolo da ormai un quarto d’ora, analizzando fogli ed osservando foto.
“La modalità è la stessa Ricci, non c’è niente da fare! Un colpo di pistola alla nuca, un vicolo senza uscita ed un’unghia finta laccata di rosso da cui non si riesce a cavarne nulla! Proprio come un anno fa in quel vicolo nei pressi di viale Garibaldi…”
Marta si fermò a pochi passi dal tavolo, il sangue le si gelò nelle vene ed il suo cuore smise di battere per un millesimo di secondo. Il vassoio che portava le scivolò di mano e le tazzine di caffè caddero a terra rompendosi in mille pezzi. Il caffè schizzò ovunque, arrivando a macchiare l’impermeabile dell’ispettore Fritz ed alcune foto sul tavolo.
“Signorina!! Ma stia più attenta! Cosa ha? Non si sente bene?”, l’ispettore si alzò per darle una mano, ma Marta con uno scatto si abbassò ed iniziò a raccogliere i cocci sul pavimento. “Chiedo scusa… è la stanchezza… lavoro troppo!”.
Si diresse verso il bancone con un solo pensiero nella mente: «Mi hanno trovato, sono qui per portarmi in galera!».
1 comment:
ed eccola!
bentornata dall'immersione tesi, e ben tornata a scrivere puntate del racconto!
stava cominciando a mancarmi!
un beso, emaskew
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