Monday, August 24, 2009

L'incoscienza dell'età adulta

Non c'è niente che ti leghi di più al territorio come le usanze della famiglia: quelle che inizi nell'età dell'incoscienza e continui in età per dire adulta, quando quella coscienza che dovresti aver acquisito svanisce nel nulla appena rientri nel mondo delle usanze.


Ad un certo punto dell'anno, in quel periodo in cui il sole ti tormenta con i suoi raggi ed il caldo imperversa, una notte in quel periodo, i miei usavano svegliare me e mio fratello quando eravamo bambini. Si andava tutti in quello che per me era un posto magico, che vedevo solo una volta l'anno: quella notte.


A vederlo ora, con la coscienza di un adulto, non ha molto di magico. Ma una volta ne aveva, eccome se ne aveva!


Nient'altro è che la cantina della casa di mia nonna, per accedervi bisogna percorrere una discesa che da piccola consideravo troppo ripida e che ora non sembra quasi più una discesa. La profondità della sala fa sì che di notte buona parte della cantina resti al buio, la parte più profonda, quella in cui per me si aggiravano strane creature, quella da cui provenivano imprecisabili rumori assimilabili, nella mia fantasia, a dispettosi folletti della notte, riconducibili, nella realtà, ad un insieme di topini di campagna.


L'usanza che riuniva gran parte della famiglia di mio padre in una notte di fine agosto era l'annuale preparazione delle bottiglie di salsa di pomodoro.


Un procedimento lungo e stancante, da effettuare in una sola notte, senza sprecare neanche un minuto, perché all'arrivo delle prime luci sarebbero arrivati i disfattori, coloro che tanta fatica potevano rendere vana: gli insetti!


In quanto bambini non ci era permesso di avvicinarci al fuoco sul quale bollivano in enormi calderoni mucchi e mucchi di pomodori schiacciati. Nè tantomeno ci era concesso di restare nelle vicinanze della perfida macchinetta tritapomodori che in un solo secondo divideva il vero sugo dagli infimi scarti del povero pomodoro.


A noi era dato di schiacciare i pomodori da mettere poi nei calderoni a bollire. Così io, mio fratello ed i miei cugini ci riunivano intorno alle cassette di pomodori ben lavati e con inconfondibile precisione bucavamo, strappavamo e laceravamo tutti i pomodori che ci capitavano a tiro con lo specifico scopo di colpirci a vicenda con gli schizzi della polpa di pomodoro.


Era iniziata la battaglia dei pomodori, fino all'ultimo schizzo!

Unico obiettivo: riempire il tuo vicino di polpa di pomodoro...


L'armistizio si raggiungeva solo alle grida dei genitori, che ricordavano a noi bambini di non specare il tempo fuggente né il prezioso nettare color rosso vivo.


A scandire i nostri momenti era la voce imperante di mia nonna, che istruiva gli adulti sulle corrette procedure da seguire per ottenere una salsa densa e saporita, mentre controllava con la coda dell'occhio l'operato di noi fanciulli.


Mai più forte profumo s'insediò nelle mie narici come quello del pomodoro crudo massacrato tra le mani di bambina e mai altra fragranza potrebbe riportarmi da adulta all'incoscienza della fanciullezza.