Tuesday, August 24, 2010
Un attimo per il ricordo di un attimo
Monday, May 31, 2010
Lancia il Berlu

Sunday, May 30, 2010
Tuesday, May 11, 2010
Gli alpini si radunano
Tuesday, April 13, 2010
Parti in fretta e non tornare
- Sai, Camille, il giorno in cui Dio creò Adamsberg aveva avuto una nottataccia.
- Ah no, - disse Camille sollevando lo sguardo, - non lo sapevo.
- Sì invece. E non solo aveva dormito male, ma era a corto di materiale. Sicché, come uno stupido, andò a bussare dal Collega per farsi prestare un po' di armamentario.
- Vuoi dire… il Collega di sotto?
- Ovvio. a quest'ultimo non parve vero e si affrettò a procurargli qualche ingrediente. E Dio, istupidito dalla notte in bianco, mescolò tutto senza criterio. Da questo impasto tirò fuori Adamsberg. Fu un giorno davvero fuori dal comune.
- Non ne ero al corrente.
- C'è in tutti i buoni testi, - disse Danglard sorridendo.
- E cosa gli diede il Diavolo?
- L'indifferenza, la duttilità, la bellezza e l'elasticità.
- Merda.
- L'hai detto. Ma non si seppe mai in che proporzioni quello sconsiderato di Dio preparò il miscuglio. Resta uno dei grandi misteri teologici attuali.
- Non intendo occuparmene, Adrien.
- Ovvio, Camille, perché è notorio che quando Dio fabbricò te aveva fatto un pisolino di diciassette ore ed era in forma smagliante. Per tutta la giornata si impegnò a modellarti beatamente con le sue mani laboriose.
Camille sorrise.
- E tu, Adrien, com'era Dio quando ti fabbricò?
- Aveva sbevazzato tutta la sera con i compari Raffaele, Michele e Gabriele, qualcosa di tosto. L'aneddoto è meno noto.
- Avrebbe potuto avere effetti mirabolanti.
- No, gli ha dato un bel tremito alle mani. Ecco perché i miei contorni sono sfumati, incerti, imprecisi.
Fred Vargas
E dopo questo, immagino per ogni persona che conosco o incontro cosa ha potuto combinare Dio il giorno che li ha fabbricati.
E chissà com'era Dio quando creò me…
Sunday, January 24, 2010
Troppo piccolo per non agire
Diventare grandi significa dimenticare come si era da bambini.
Stranamente perdiamo memoria dei pensieri che facevamo da piccoli e diamo per scontate le informazioni che "la società dei grandi" ci dà sui bambini.
I bambini sono troppo piccoli per capire, per pensare, per agire.
Questo dicono i grandi.
Ero in coda alla cassa del supermercato, davanti a me una famiglia: mamma, papà, due figli su un passeggino a due posti e un carrello colmo di prodotti.
Il papà badava ai bambini mentre la mamma caricava la spesa sul nastro trasportatore della cassa. Pian piano la fila scorreva e la mamma era arrivata ad imbustare la spesa, mentre il papà procedeva con il passeggino.
D'un tratto la mamma si è resa conto di aver dimenticato qualcosa ed il papà si è allontanato dal passeggino per andare a prendere il prodotto mancante.
Nel passeggino-tandem, il figlio posizionato dietro dormiva serenamente, mentre quello davanti, che avrà avuto due anni, osservava il mondo che lo circondava. Quasi subito, si è accorto di essere tra il nastro trasportatore e lo scaffale pieno di dolciumi, cioccolate e caramelle che in genere si trova accanto alle casse.
Ha osservato la mamma, era distratta a riempire le buste, non lo stava guardando, del papà si era già liberata la mamma, spedendolo a fare una commissione, il fratello dormiva, non c'erano possibili spie… ora o mai più!
Velocemente ha allungato la mano su una tavoletta di Galak, che era proprio lì alla sua destra, quasi lo implorava di essere raccolta. Con maggiore difficoltà, si è sporto dal passeggino e ha lasciato cadere il Galak tra i prodotti comprati dalla mamma, proprio mentre il nastro trasportatore li stava portando via da lui.
Si è guardato intorno… nessuno si era accorto di nulla, né la cassiera né il papà appena tornato. Ha guardato il suo Galak passare l'esame della cassiera, finire tra le mani della mamma e giù nel sacchetto.
Era chiaro che stava già escogitando un modo per tirarlo fuori dalla busta senza che nessuno se ne accorgesse…
Chissà se quando diventerà grande ricorderà mai di quanto era sveglio da piccolo!
