Wednesday, April 22, 2009

La danza dell'appartenenza

Chiunque si diverta a passare il tempo osservando la gente e ciò che gli accade intorno può trovare grandi soddisfazioni salendo su un mezzo pubblico.


Salivo in metropolitana, conquistandomi un piccolo angolo dove poter infilare anche il mio bagaglio, quando alzando lo sguardo notai una donna anziana seduta poco lontano da me. Portava degli occhiali con grandi lenti scure, i capelli castano chiaro trasmettevano l'innaturalità del loro colore, il suo corpo minuto mostrava i segni della vecchiaia, la sua pelle abbronzata vagamente simile a fragile carta velina. Vestiva in modo accurato ma sobrio, con particolare attenzione ai dettagli.

In braccio a lei un bassotto fulvo: l'aspetto fiero, l'atteggiamento composto, lo sguardo impenetrabile. Seduto sulle gambe della sua padrona lasciava cadere di tanto in tanto la testa sulla spalla della donna, sporgendosi lentamente verso di lei. Ad ogni movimento dell'animale, la donna gli si avvicinava mostrando il naturale affetto che li univa. Proseguivano in questa loro danza di contatti, il cui tempo era a volte scandito dal bassotto, a volte dalla donna. 

Mi perdevo nei loro movimenti e non potevo fare a meno di sorridere teneramente: fieri, composti, in una lurida e maleodorante metropolitana piena di gente ammassata, si confermavano la loro appartenenza reciproca, come se non avessero null'altro al mondo se non loro stessi.


La loro danza venne bruscamente interrotta dalla voce di una donna che non riuscivo a vedere, intuivo però che doveva essere seduta esattamente di fronte alla mia coppia. Ad alto volume la voce elogiava la bellezza del bassotto e donava ottimi spunti alla sua padrona per raccontare del suo prezioso compagno.

La metropolitana si fermò, scese molta gente ed io riuscii finalmente ad individuare da dove proveniva la voce: era una signora grossa, volgare nei movimenti ed inopportuna nelle parole. Ad ogni modo alla donna anziana non importava che quella voce avesse spezzato un dolce e melodioso ritmo e che si insinuasse ora ad allantonare l'armonia dei loro movimenti. Il bassotto, al contrario sembrava decisamente infastidito da questa intrusione ed inziò a fissare gelidamente la donna che gli era di fronte. La sua padrona intanto, incurante delle domande che la donna le poneva sull'animale iniziò il racconto della sua storia fantastica.


Il bassotto era un esemplare femmina, si chiamava Akuba. Le era stato donato dalla moglie del comandante Che Guevara quando aveva solo pochi mesi. Era nutrita solo con carne opportunamente scelta dal macellaio, cucinata con contorno di zucchine lesse e pasta: quella che si direbbe una dieta equilibrata.


Ma dopo alcuni racconti, la donna anziana sembrava aver deciso di ritornare al suo stato precedente ed insieme al bassotto ripresero la loro posizione, scompostasi in seguito all'interruzione. 


Scesi alla mia fermata lasciando la voce inopportuna che tentava di riprendere la sua azione di disturbo e la mia coppia che incurante riprendeva la sua danza di appartenenza.