Friday, December 25, 2009

La bellezza oggettiva

Qualche giorno fa ero all'aeroporto, seduta su una sorta di panchina che si trova proprio al centro del passaggio che collega gli arrivi con le partenze.


Dopo un viaggio di lavoro, attendevo l'arrivo di un'amica, che veniva a recuperarmi per portarmi finalmente a casa.


Stremata dal viaggio, nel bel mezzo di una corrente d'aria gelida che penetrava dalle porte ad apertura automatica poco distanti, scongiurando l'arrivo di una tempesta di neve, come mio solito, ho iniziato a guardarmi intorno.


Mi è subito saltato all'occhio che la maggior parte delle persone che passavano avevano sul viso uno sguardo rapito, fisso su qualcosa che apparentemente era poco distante da me.


Anche se intente in una conversazione, d'un tratto la loro attenzione era come calamitata verso quel punto impreciso a me molto vicino.


Incuriosita ho inclinato un po' la testa per capire cosa attirasse l'attenzione di tutti ed ho subito capito appena l'ho vista.


Una bellissima ragazza sedeva poco lontano da me. Sembrava fosse appena uscita da una pubblicità di occhiali, o di profumo, oppure di biancheria intima. Un corpo minuto, un viso sottile, degli occhi chiari, una pettinatura all'ultima moda ed un abbigliamento all'apparenza trasandato ma in realtà molto curato, ne facevano il centro dell'attenzione di tutti i passanti.


Uomini di tutte le età, bambini e persino alcune donne, nel passarle davanti rallentavano il passo, si voltavano con molta lentezza e la scrutavano in ogni particolare.


Lei era la bellezza oggettiva del XI secolo, di quelle che raramente incontri nella piccola realtà della cittadina in cui vivi: una Venere di Milo dei nostri tempi.

Monday, November 09, 2009

La guerra di Piero


... dormi sepolto in un campo di grano,
non è la rosa, non è il tulipano,
che ti fan veglia dall'ombra dei fossi,
ma sono mille papaveri rossi....

Saturday, October 31, 2009

Homo ignavus

BREAKING NEWS FROM THE WORLD:

A new specimen of the human race has arisen
Scientists call it Homo Ignavus.

Its main characteristics:

Hidden behind a finger,
Tail between his legs,
He tries to walk straight,
But he clearly isn't able to.

No female specimen found until now.

Tuesday, September 29, 2009

Il senso di sicurezza del pendolare

Su e giù per i treni regionali,
pian piano imparo alcune buffe consuetudini dei pendolari,
a cui goffamente mi adatto.

All'inizio avevo seri problemi a comprendere come mai, giorno dopo giorno, sul treno del ritorno, non importava in quale carrozza io mi posizionassi, vedevo sempre le solite quattro facce.

Pensavo fosse solo una questione di orari e, in effetti, questa sarebbe stata la soluzione più logica, se non fosse che ho avvertito l'esistenza di un'altra componente, decisamente più interessante della semplice coincidenza di orari.

Il pendolare necessita di sicurezza e consuetudini: non importa quante volte controlli i tabelloni degli orari per sapere da quale binario partirà quel giorno il suo treno, il pendolare si sente sicuro e tranquillo solo quando vede che in quel treno siedono le solite quattro facce note, che tempo addietro ha individuato come "i suoi cari compagni di viaggio".
Ed è allora, solo allora, che il pendolare si rilassa e viaggia. Non ha bisogno di parlare, né di fare conoscenza, la sola presenza dei suoi "amici pendolari" è sufficiente!

Ma reazione altrettanto strana ed incomprensibile si verifica quando l'incontro avviene al di fuori della consuetudine, in luoghi, giorni ed orari diversi, magari in momenti in cui il pendolare è in compagnia di altre persone estranee al mondo del pendolarismo.
Ecco che, in tale occasione, il pendolare si sente smarrito, destabilizzato, come se qualcuno avesse preso un pezzo di quel puzzle che è la sua vita e l'avesse spostato, cercando di incastrarlo dove, di sicuro, non può entrare.
Avverte che la sicurezza della sua vita privata è stata violata da qualcuno che non doveva, per nessun motivo al mondo, trovarsi in quel luogo, fuori dalla consuetudine del viaggio.
Ed ecco, allora, che il pendolare inizia a percepire una minaccia in quella faccia e, senza neanche rendersene conto, nei giorni seguenti sceglie altre facce che lo accompagnino nel suo viaggio di ritorno a casa.

Solo così il pendolare ritorna a quel senso di tranquillità e sicurezza di cui avverte il bisogno per poter finalmente arrivare soddisfatto alla sua dimora.

Monday, August 24, 2009

L'incoscienza dell'età adulta

Non c'è niente che ti leghi di più al territorio come le usanze della famiglia: quelle che inizi nell'età dell'incoscienza e continui in età per dire adulta, quando quella coscienza che dovresti aver acquisito svanisce nel nulla appena rientri nel mondo delle usanze.


Ad un certo punto dell'anno, in quel periodo in cui il sole ti tormenta con i suoi raggi ed il caldo imperversa, una notte in quel periodo, i miei usavano svegliare me e mio fratello quando eravamo bambini. Si andava tutti in quello che per me era un posto magico, che vedevo solo una volta l'anno: quella notte.


A vederlo ora, con la coscienza di un adulto, non ha molto di magico. Ma una volta ne aveva, eccome se ne aveva!


Nient'altro è che la cantina della casa di mia nonna, per accedervi bisogna percorrere una discesa che da piccola consideravo troppo ripida e che ora non sembra quasi più una discesa. La profondità della sala fa sì che di notte buona parte della cantina resti al buio, la parte più profonda, quella in cui per me si aggiravano strane creature, quella da cui provenivano imprecisabili rumori assimilabili, nella mia fantasia, a dispettosi folletti della notte, riconducibili, nella realtà, ad un insieme di topini di campagna.


L'usanza che riuniva gran parte della famiglia di mio padre in una notte di fine agosto era l'annuale preparazione delle bottiglie di salsa di pomodoro.


Un procedimento lungo e stancante, da effettuare in una sola notte, senza sprecare neanche un minuto, perché all'arrivo delle prime luci sarebbero arrivati i disfattori, coloro che tanta fatica potevano rendere vana: gli insetti!


In quanto bambini non ci era permesso di avvicinarci al fuoco sul quale bollivano in enormi calderoni mucchi e mucchi di pomodori schiacciati. Nè tantomeno ci era concesso di restare nelle vicinanze della perfida macchinetta tritapomodori che in un solo secondo divideva il vero sugo dagli infimi scarti del povero pomodoro.


A noi era dato di schiacciare i pomodori da mettere poi nei calderoni a bollire. Così io, mio fratello ed i miei cugini ci riunivano intorno alle cassette di pomodori ben lavati e con inconfondibile precisione bucavamo, strappavamo e laceravamo tutti i pomodori che ci capitavano a tiro con lo specifico scopo di colpirci a vicenda con gli schizzi della polpa di pomodoro.


Era iniziata la battaglia dei pomodori, fino all'ultimo schizzo!

Unico obiettivo: riempire il tuo vicino di polpa di pomodoro...


L'armistizio si raggiungeva solo alle grida dei genitori, che ricordavano a noi bambini di non specare il tempo fuggente né il prezioso nettare color rosso vivo.


A scandire i nostri momenti era la voce imperante di mia nonna, che istruiva gli adulti sulle corrette procedure da seguire per ottenere una salsa densa e saporita, mentre controllava con la coda dell'occhio l'operato di noi fanciulli.


Mai più forte profumo s'insediò nelle mie narici come quello del pomodoro crudo massacrato tra le mani di bambina e mai altra fragranza potrebbe riportarmi da adulta all'incoscienza della fanciullezza.

Tuesday, June 09, 2009

Galeotta fu la ricotta!

Ero al supermercato e decidevo se comprare il prosciutto crudo o quello cotto, la mozzarella o lo stracchino, aspettando pazientemente il mio turno al banco dei formaggi e salumi.


Alzando lo sguardo vedo una coppia. Li avevo già incontrati nella corsia delle olive in barattolo, lui voleva le olive verdi con il nocciolo ma lei l'ha messo ben in riga, scegliendo senza discutere il barattolo delle olive denocciolate.

Poi li ho ritrovati al banco dei salumi.

Mi sembravano interessanti, così ho iniziato ad osservarli.


Lei comunica a lui cosa prendere: 150gr di ricotta salata.


Aspettano il loro turno.


Lei riceve una telefonata. Il salumiere chiama il loro numero e lei rivolge a lui un'occhiata altamente significativa: con un solo brevissimo sguardo lei comunica a lui "prendi 150gr di ricotta salata. ti ho detto solo quello, non ti azzardare a prendere altro o a cambiare idea!". E poi lei si allontana per parlare al telefono.


Osservo lui: i suoi occhi iniziano a muoversi freneticamente, passando dai tomini freschi, all'insalata di polpo già pronta, al crudo di Parma, come un bambino di fronte ad un numero indefinito di giocattoli, tutti diversi.


Il salumiere lo guarda ed attende di sapere cosa fare... Ma lui non riesce a proferire parola, i trenta secondi più lunghi della sua vita... Si vede già assoporare un gustoso salame nostrano accompagnato da un corposo vino rosso e da olive verdi con tanto di nocciolo...


Ma...


Tutto d'un tratto i suoi occhi si fermano ed inizia a fissare nel vuoto, il suo sorriso pian piano svanisce. Mentre si immagimanava tra salame, vino ed olive, lei deve essere apparsa nel suo sogno ad occhi aperti: lui voleva solo condividere quel bendidio ma, persino nel sogno, lei lo guardava con occhi di rimprovero che dicevano solo "cosa ti avevo detto di fare??"


Il salumiere era sempre lì, aspettava.


Lui sapeva cosa fare.


"Mi dia per favore... 150 gr di ricotta salata"

Wednesday, April 22, 2009

La danza dell'appartenenza

Chiunque si diverta a passare il tempo osservando la gente e ciò che gli accade intorno può trovare grandi soddisfazioni salendo su un mezzo pubblico.


Salivo in metropolitana, conquistandomi un piccolo angolo dove poter infilare anche il mio bagaglio, quando alzando lo sguardo notai una donna anziana seduta poco lontano da me. Portava degli occhiali con grandi lenti scure, i capelli castano chiaro trasmettevano l'innaturalità del loro colore, il suo corpo minuto mostrava i segni della vecchiaia, la sua pelle abbronzata vagamente simile a fragile carta velina. Vestiva in modo accurato ma sobrio, con particolare attenzione ai dettagli.

In braccio a lei un bassotto fulvo: l'aspetto fiero, l'atteggiamento composto, lo sguardo impenetrabile. Seduto sulle gambe della sua padrona lasciava cadere di tanto in tanto la testa sulla spalla della donna, sporgendosi lentamente verso di lei. Ad ogni movimento dell'animale, la donna gli si avvicinava mostrando il naturale affetto che li univa. Proseguivano in questa loro danza di contatti, il cui tempo era a volte scandito dal bassotto, a volte dalla donna. 

Mi perdevo nei loro movimenti e non potevo fare a meno di sorridere teneramente: fieri, composti, in una lurida e maleodorante metropolitana piena di gente ammassata, si confermavano la loro appartenenza reciproca, come se non avessero null'altro al mondo se non loro stessi.


La loro danza venne bruscamente interrotta dalla voce di una donna che non riuscivo a vedere, intuivo però che doveva essere seduta esattamente di fronte alla mia coppia. Ad alto volume la voce elogiava la bellezza del bassotto e donava ottimi spunti alla sua padrona per raccontare del suo prezioso compagno.

La metropolitana si fermò, scese molta gente ed io riuscii finalmente ad individuare da dove proveniva la voce: era una signora grossa, volgare nei movimenti ed inopportuna nelle parole. Ad ogni modo alla donna anziana non importava che quella voce avesse spezzato un dolce e melodioso ritmo e che si insinuasse ora ad allantonare l'armonia dei loro movimenti. Il bassotto, al contrario sembrava decisamente infastidito da questa intrusione ed inziò a fissare gelidamente la donna che gli era di fronte. La sua padrona intanto, incurante delle domande che la donna le poneva sull'animale iniziò il racconto della sua storia fantastica.


Il bassotto era un esemplare femmina, si chiamava Akuba. Le era stato donato dalla moglie del comandante Che Guevara quando aveva solo pochi mesi. Era nutrita solo con carne opportunamente scelta dal macellaio, cucinata con contorno di zucchine lesse e pasta: quella che si direbbe una dieta equilibrata.


Ma dopo alcuni racconti, la donna anziana sembrava aver deciso di ritornare al suo stato precedente ed insieme al bassotto ripresero la loro posizione, scompostasi in seguito all'interruzione. 


Scesi alla mia fermata lasciando la voce inopportuna che tentava di riprendere la sua azione di disturbo e la mia coppia che incurante riprendeva la sua danza di appartenenza.