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L’ispettore Oliviero Frizzieri era un uomo sulla cinquantina, di bassa statura, panciuto ed ormai quasi calvo, anche se la sua barba lunga e folta tentava di adempiere al compito di compensare la visibile mancanza di capelli sulla sua testa. L'ispettore veniva chiamato da tutti Fritz, nessuno aveva mai usato il suo nome di battesimo o quello di famiglia nel rivolgersi a lui, solo sua madre lo chiamava Oliviero ed il fatto che questa pratica non fosse diffusa non gli dispiaceva affatto.
“Ispettore! Hanno trovato un uomo morto in un vicolo nei pressi di viale Garibaldi…”
Prima che l’agente irrompesse nella stanza, l'ispettore Fritz era intento nella lettura di un rapporto che riportava i momenti di una rapina avvenuta pochi giorni prima in una gioielleria del centro.
“Uhm… la giornata promette bene! Andiamo Ricci, lei viene con me”.
Se c’era una cosa che Fritz non sopportava era iniziare una giornata con un morto, ma alcune mattine sono tranquille ed altre lo sono molto meno e questa era proprio una di quelle.
L’ispettore prese il suo soprabito e si avviò con l’agente Ricci verso l’automobile, non senza aver prima dato un paio di direttive ad altri agenti. Questa sua posizione di potere gli era congeniale, aveva faticato per arrivare fino a quel punto, anche se la sua carriera in polizia era iniziata quasi per sbaglio, per un caso fortuito della vita.
Ricci e Fritz salirono sull’auto che sfrecciò per le strade della città fino ad arrivare al luogo del delitto. L’ispettore scese dalla macchina ed iniziò ad ispezionare il luogo, aveva visto varie volte quell’angolo di città, proprio lì accanto viveva sua figlia ed il fatto che fosse stato commesso un tale crimine scosse l’animo di Fritz, il cui pensiero volse automaticamente a sua figlia. Decise che le avrebbe parlato in serata, ora doveva occuparsi di quell’uomo che vedeva a terra in una pozza di sangue.
Si era già creata una piccola folla, costituita dalla gente del vicinato, che incuriosita tentava di superare le barriere della polizia e carpire, con lo sguardo, qualche informazione in più sull’avvenimento. L’ispettore Fritz rivolse alcune domande, ma nessuno sembrava aver visto o sentito qualcuno e la cosa dette da pensare al nostro ispettore. Cosa era successo? E come aveva fatto l’assassino a dileguarsi nel nulla?
Fritz si avvicinò al corpo, osservandolo dapprima distrattamente.
“Ricci, sappiamo chi sia?”, disse rivolgendosi all’agente.
“No, signore… non aveva documenti indosso, ma abbiamo trovato l’arma del delitto, era accanto al corpo, una pistola calibro 38. È stata inviata alla scientifica. Il medico legale dice che dovrebbe essere morto da circa tre ore, verso le sei del mattino. La scientifica sta analizzando il vicolo alla ricerca di tracce che ci conducano all’assassino”.
“Bene Fritz… Ah! Maledizione!!”, nell’osservarsi attorno l’ispettore non si rese conto di essersi avvicinato troppo al cadavere ed aver infilato un piede nella pozza di sangue, sporcando le sue belle scarpe nuove. Stava proprio tentando di pulire le scarpe, chino per terra, quando osservò per la prima volta il viso del morto… non l’aveva guardato prima, ma adesso… quel viso gli risultava familiare…
Si alzò in piedi, dimenticando le macchie di sangue sulle sue scarpe, fissando insistentemente il volto del cadavere.
“Figlio di puttana… ti meriti quello che ti è successo! Maledetto schifoso!!”, e così dicendo non seppe resistere all’impulso di dargli un calcio. Capì subito, al primo sguardo, chi fosse quell’uomo… “Prima o poi qualcuno ti avrebbe ucciso, non me ne meraviglio!”.
E mentre entrambe le sue scarpe nuove erano ora immerse nella pozza di sangue, l’ispettore Fritz fissava il corpo inerme, stringendo i pugni e serrando la mascella, perso nel ricordo di quell’uomo meschino.